E ancora l’improvviso cambio di direzione a Repubblica e il consueto balletto di nomine alla Rai. Sono solo alcuni degli eventi che caratterizzano il mondo dell’Editoria nell’era dall’emergenza sanitaria Covid19.  
All’Ansa, prima agenzia di informazione italiana, 48 ore di sciopero (dal 15 al 17 maggio) contro il piano prospettato dall’azienda per recuperare i minori ricavi legati alla pandemia. L’assemblea lo ha definito irricevibile chiarendo che: “Le misure avanzate comprometterebbero gravemente la capacità dell’agenzia di assicurare un notiziario qualitativamente e quantitativamente adeguato. Un indebolimento ancora più inconcepibile alla luce del riconoscimento della funzione che la politica tutta e le istituzioni hanno tributato all’Ansa in questa fase drammatica del Paese. Il lavoro della redazione, che ha operato in smart working in assenza di dotazioni tecnologiche adeguate, è stato unanimemente ritenuto indispensabile nella lotta alle fake news”. “Per l’ennesima volta l’azienda intende raggiungere il pareggio dei conti scaricando i costi sui redattori e ancor peggio sui collaboratori e sui precari”, prosegue il comunicato che consegna un pacchetto di ulteriori 10 giorni di sciopero da gestire al comitato di redazione.
Chiude Lettera 43. Dal 15 maggio è stata sospesa la pubblicazione del quotidiano online fondato 10 anni fa e diretto da Paolo Madron. Per Matteo Arpe, banchiere che controlla la casa editrice, l’impresa editoriale è diventata insostenibile dopo la crisi del settore innescata dall’emergenza sanitaria. Rischia di sparire un pezzo importante dell’informazione del Sud: la Procura di Bari ha chiesto il fallimento di “ Edisud” , la società editrice de  La Gazzetta del Mezzogiorno. Contrasti insanabili tra i consiglieri di amministrazione.
Dopo 20 anni stop anche a Metro, primo giornale gratuito che ha edizioni in tutto il mondo.  “L’editore – spiegano i 14 redattori – ha sospeso il lavoro quando è iniziata l’epidemia Covid-19 ritenendo che i giornalisti non dovessero lavorare nemmeno sul sito, per mancanza di ricavi”.  

Una crisi che coinvolge antiche e nuove testate giornalistiche e che peserà soprattutto su precari e collaboratori nonché sulle casse dell’Inpgi ultimo baluardo della libertà di informazione. Certamente influenzerà anche le future scelte di chi affolla le scuole di giornalismo sperando un giorno di vedere la propria firma in prima pagina.