Non solo, dare informazioni ed  attenuare, così, i pericoli di contagi da coronavirus in un momento di allentamento quasi totale delle restrizioni alla mobilità delle persone e alla ripresa delle attività commerciali.

 Si parla di sessantamila volontari in tutto il paese che, con la pettorina della protezione civile, dovrebbero ricordare ai cittadini in strada, “con la forza della persuasione, della ragione e dei loro sorrisi” (Boccia, ministro per gli Affari regionali) il rispetto delle regole fissate in tema di distanziamento sociale,di mascherine da indossare, di capannelli da evitare.
Educatori e non ronde, si è affrettato a precisare Decaro  nella sua veste di presidente dei sindaci italiani aggiungendo che “..a Roma si firmano i decreti, le ordinanze, ma poi tocca sempre a noi sindaci occuparsi della propria comunità” ( cfr. agenzia 9Colonne del 25 maggio).  “Assistenti” che potrebbero scendere in campo molto presto e per tutta l’estate (Boccia) e che non si sa bene con quali criteri possano venire celermente selezionati per un compito non semplice, non avendo alcuna qualifica che gli consenta, innanzi a prevedibili reazioni verbali o peggio ancora, di esercitare alcun potere di polizia. Il rischio, insomma, che si possano creare anche situazioni di nervosismo e di tensione tra persone e gruppi di giovani che potrebbero sfociare anche in risse e, quindi, diventare un problema di ordine pubblico.
E’, così, arrivata immediatamente la presa di posizione, opportuna, della ministra dell’interno Lamorgese che sul punto non era stata neanche consultata e, con una mediazione del Presidente del Consiglio nel pomeriggio del 25 maggio, si è chiarito soltanto che gli “assistenti civici” si chiamerebbero “volontari per la solidarietà sociale”. Si può, forse, comprendere come nei giorni scorsi questo compito di vigilanza e di  informazione nelle città sia stato svolto prevalentemente dalle polizie locali e dalle forze di polizia statali che debbono tornare di nuovo ad affrontare i tanti problemi che nella quotidianità li riguardano particolarmente ( con le ben note ridotte risorse umane), su tutti la ripresa della criminalità di strada, dello spaccio di stupefacenti rimasto, solo in parte, congelato dal lockdown. E tuttavia vanno ricordate le attribuzioni che il TULPS ( Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza) all’articolo 1 attribuisce all’Autorità di Pubblica Sicurezza (i Prefetti ed i Questori) che, attraverso gli ufficiali e gli agenti, debbono vegliare, tra l’altro “..sulla sicurezza dei cittadini e la loro incolumità..” curando “.. l’osservanza delle leggi e dei regolamenti generali e speciali dello Stato, delle province e dei comuni, nonché delle ordinanze delle autorità..”. Autorità locale di pubblica sicurezza che in ciascun capoluogo è il Questore mentre, lo ricordiamo, nei Comuni ove manchi l’ufficio di pubblica sicurezza (il Commissariato) è il sindaco.
Allora, anziché pensare a mettere in campo, in un momento così delicato come quello che stiamo vivendo, un “mini esercito” di persone impreparate che potrebbero, involontariamente, contribuire a determinare situazioni spiacevoli, sarebbe meglio pensare a rafforzare gli organici delle forze di polizia,  le uniche alle quali compete la tutela della incolumità dei cittadini.