di Astolfo Perrongelli

“Voglio restare frate francescano: cosa che difficilmente mi avrebbero permesso se fossi stato vescovo”. E Bergoglio lo ha accontentato. Padre Raniero Cantalamessa,

il predicatore della casa Pontificia autore di tanti libri, è diventato cardinale ma non vescovo. Nella storia ci sono stati diversi casi di cardinali laici, cioè che non avevano neppure ricevuto il sacramento dell’ordine nel grado minore del diaconato. L’ultimo con queste caratteristiche fu Teodolfo Mertel, fatto cardinale da Pio IX nel 1858: Giovanni Paolo II stabilì però che i cardinali designati dovessero ricevere


l’ordinazione episcopale qualora non fossero ancora vescovi. La richiesta di dispensa del frate cappuccino fa proprio riferimento a questa disposizione. “Dal momento che c’è questa possibilità”, ha dichiarato, “ho chiesto al Santo Padre la dispensa dall’ordinazione episcopale. L’ufficio del vescovo è di essere pastore e pescatore. Alla mia età c’è ben poco che potrei fare come “pastore”; d’altra parte, quello che potrei fare come “pescatore” posso continuarlo a fare annunciando la parola di Dio. Un altro motivo è il desiderio di morire con il mio abito francescano: cosa che difficilmente mi avrebbero permesso di fare se fossi stato vescovo”. Sebbene nella mentalità comune il titolo di cardinale sia una sorta di “passo in avanti” nella carriera ecclesiastica, un gradino superiore a vescovo ed inferiore a Papa, nella realtà non è così, essendo il cardinale semplicemente una posizione “di consiglio” rispetto al Pontefice: posizione che, se non si è ancora compiuto l’ottantesimo anno di età, comporta tra gli altri il dovere di eleggere il nuovo pontefice partecipando al conclave.