Quando il capo dello Stato afferma che vaccinarsi è un “dovere civico e morale, mentre invocare la libertĂ  di non vaccinarsi è in realtĂ  una richiesta di licenza di mettere in pericolo la salute e la vita altrui” è evidente che si è al cambio di passo e che la strada per il diffuso utilizzo del green pass e, nel caso in cui i dati di copertura non siano soddisfacenti, per l’introduzione dell’obbligo di vaccinazione, è spianata.

Prima ancora di affrontare lo scenario che abbiamo davanti, che è legato anche al patto stabilito al G20 Salute realizzatosi a Roma in questi giorni, è giusto, tuttavia, valutare quanto le parole del Presidente della Repubblica, seguite a ruota dalle dichiarazioni, piuttosto severe, di Mario Draghi, finiscono per pesare sulle dinamiche del governo e, in particolare, sul ruolo che Matteo Salvini recita nelle scelte all’interno dello stesso. In realtà appare chiaro come il segretario della Lega continui a muoversi sul crinale, tra l’esigenza di rimanere accanto al premier per influenzare le scelte di governo e quella di continuare a strizzare l’occhio a quella destra radicale che anima piazze, fisiche e virtuali, contro green pass e vaccini (anche se nelle ultime ore fioccano i provvedimenti di sospensione di profili telegram e facebook di propaganda No vax disposti dalla magistratura). Un’operazione ardita, che vede Salvini lasciarsi andare a tetragone e assertive dichiarazioni contro le vaccinazioni obbligatorie e l’estensione del certificato verde, in ogni apparizione televisiva, salvo poi fare marcia indietro al cospetto del presidente del Consiglio, che peraltro sembra per nulla preoccupato delle parole del leghista.

Per tornare, quindi, allo scenario che sembra essersi fortemente delineato, il governo ha oramai deciso: il green pass verrĂ  esteso, probabilmente giĂ  nella prossima settimana C.d.M di giovedì), a tutti i dipendenti pubblici e a chi lavora a diretto contatto con il pubblico. Un intervento sacrosanto, anche se non è ancora chiaro se sarĂ  interessato al provvedimento, come appare logico, anche il settore dei servizi (poste e banche in primis, che accolgono quotidianamente milioni di italiani nelle loro sedi). Certo è che il  green pass è oramai universalmente ritenuto lo strumento ineluttabile e dinamico per consentire un ritorno ad un contesto di produttiva normalitĂ  e, quindi, funzionale alla ripresa economica, che si dimostra giĂ  forte e piuttosto radicata, tanto da far affermare al ministro dell’economia, Daniele Franco, intervenuto in queste ore al Forum Ambrosetti di Cernobbio, che una crescita del Pil vicina o addirittura superiore al 6%, alla fine del 2021, rappresenta molte piĂą che una previsione.    

Poi c’è tutta la questione aperta da Confindustria, che preme da settimane affinché a certificazione verde sia obbligatoria anche per i dipendenti privati, previa la sospensione senza stipendio, esattamente come avviene ora per i sanitari e nel mondo della scuola.

In questo senso non può passare inosservata la posizione del sindacato, che sulla questione è apparso “zoppicante”, troppo preoccupato di rompere il rapporto con quella parte degli iscritti che non intende vaccinarsi e si dichiara contro green pass e vaccino. Sollecitare l’introduzione dell’obbligatorietĂ  vaccinale senza assumersi la responsabilitĂ  di una posizione netta a favore del green pass, anche a costo di metterci la faccia e perdere qualche tessera, mette a nudo una certa debolezza politica. Insomma, la percezione è che la strategia adottata sia un pò quella dello “struzzo” e non è un bel vedere per organizzazioni così radicate tra i cittadini e che, soprattutto, potrebbero davvero dare una mano determinante per convincere tutti sulla necessitĂ  di vaccinarsi. “Chi pretende di non vaccinarsi costringe gli altri a rinunciare alle proprie libertĂ  e alla normalitĂ  di vita” ha affermato Mattarella. Sono parole che non vanno molto d’accordo con la posizione assunta dalle parti sociali.

E tuttavia, quasi certamente, con buona pace dell’ambiguitĂ  della Lega e dei movimenti No vax, il vaccino contro il Covid diventerĂ  obbligatorio quando, come ha spiegato il premier, che tra l’altro ha giĂ  ipotizzato una terza dose per i piĂą fragili, Ema e Aifa daranno il via libera trasformandolo in farmaco non piĂą emergenziale ma ordinario.

Allo stato i vaccinati in Italia almeno con una dose superano l’80%, mentre quelli che hanno completato il ciclo oltre il 72%. Il generale Figliuolo e il governo vogliono arrivare all’80% entro settembre. Mancano all’appello, dunque, 10 milioni di italiani, un po’ meno del 20% della popolazione. E di questi circa 4 milioni sono ultracinquantenni, che corrono il rischio di ammalarsi anche gravemente, anche se la fascia con il maggior numero di non vaccinati è quella tra i 40 e i 49 anni d’etĂ . Al contrario i giovani stanno dimostrando una sensibilitĂ  straordinaria e continuano a recarsi ai centri per vaccinarsi. Un dato davvero confortante che fa ben sperare per il futuro.

Rino Muoio