In alcune circostanze di vita, in sincronia con eventi importanti, come ad esempio il cambio di lavoro o di città, la perdita di persone care, la fine di una relazione sentimentale o, al contrario, il matrimonio, la sensazione di insicurezza mette in discussione le certezze di tutta la nostra esistenza.

In questo caso, l’insicurezza vissutacon una sensazione di smarrimento che fa dubitare di quello che si fa e che si pensa e fa temere di prendere decisioni sbagliate, è una condizione emotiva di cui tutte le persone normalmente fanno esperienza. In tal caso, l’insicurezza di per sé non è dannosa e può diventare funzionale per farci compiere la scelta più giusta diventando, così, utile alla persona. E quando, al contrario, non è legata ad una specifica situazione di vita, interessa più ambiti e persiste nel tempo? Quando si fa sentire anche rispetto a comuni decisioni e condiziona quasi tutte le attività quotidiane?

O ancora, quando si sente sempre la necessità di essere sostenuti e di avere bisogno dell’aiuto degli altri, ai quali ci appoggiamo anche per decisioni banali? Sono questi i casi in cui l’insicurezza può diventare patologica e portare con sé altre difficoltà come la mancanza di fiducia nelle proprie capacità, l’abbassamento dell’autostima, un forte senso di fallimento, il timore di non essere in grado di fare le cose nel modo migliore e, addirittura, il timore di non riuscire a farsi volere bene dalle altre persone. Tutto questo si esprime con diversi tipi di comportamento che possono arrivare ad invalidare la vita di un individuo.

Qual è il rischio in questo caso? In primis quello di compiere scelte che non corrispondano ai desideri della persona e, poi, quello di trovarsi in situazioni in cui l’individuo insicuro non riesca a prendere nessun tipo di decisione senza chiedere consigli e senza ricevere il sostegno degli altri. Si ha bisogno dell’approvazione altrui, perdendo spesso il proprio punto di vista e le proprie priorità, ritrovandosi, a prescindere dall’età, totalmente dipendenti dagli altri.

Le persone estremamente insicure, al punto di manifestare ansia sociale, pur sentendo un forte desiderio di allacciare nuovi rapporti interpersonali, si ritrovano ad avere pochissime relazioni, si trattengono dal rivolgersi agli altri in modo spontaneo, sereno e simpatico.

L’insicurezza può arrivare a limitare e, a volte, impedire tutta una serie di comportamenti facendo sentire la persona frustrata e arrabbiata per non riuscire a perseguire i propri scopi (impedisce alla persona di parlare in pubblico, di proporsi ad un colloquio di lavoro o ad un avanzamento di carriera, di presentarsi ad un esame o di fare il primo passo con una ragazza).

L’insicurezza patologica può, quindi, strutturarsi in maniera persistente e pervasiva nella mente di una persona, creando un forte senso di stress e malessere interiore, congiuntamente ad un blocco dell’evoluzione del sé. Può dare la perenne convinzione di fare la cosa sbagliata al momento sbagliato e la possiamo ritrovare sia con lievi intensità nelle persone con un sé strutturato che, in maniera predominante, in individui con un sé non completamente definito.

Quello che va sottolineato è che sia l’insicurezza come condizione emotiva insita nell’uomo da sempre, sia l’insicurezza patologica possono adempiere ad una funzione ben precisa, mostrando che anch’esse possono avere un loro risvolto concreto.

Certamente possono diventare propositive ed avere la finalità di metterci in discussione, oppure fare in modo che si chieda aiuto ad un professionista. Il percorso terapeutico, allora, diventa funzionale ed ancora più importante, anche se più impegnativo nel caso in cui l’insicurezza diventa un tratto di personalità sintomatico. Lo psicoterapeuta aiuterà la persona a ritrovare il proprio punto di vista, la guiderà nel rintracciare e rafforzare quelle abilità necessarie per gestirsi da soli e promuoverà la sua individualità e autonomia con l’obiettivo di farle riprendere in mano la propria vita e non dipendere più da nessuno se non da sé stessi.

Rossella Palmieri