L’iniziativa di maggior successo dell’Unione Europa è probabilmente l’Erasmus, il programma di mobilità studentesca nato nel 1987 e di cui si sono avvalsi finora anche 580 mila ragazzi italiani, che sono andati a studiare all’estero, e 162 mila coetanei europei che hanno scelto di farlo nel nostro Paese. Nelle scorse

settimane la Commissione ha approvato il nuovo programma annuale potendo contare, questa volta, su un budget che per i prossimi sette anni sarà di oltre 26 miliardi, quasi il doppio rispetto al passato. In tempo di pandemia, non si potrà promuovere la mobilità, dunque nei prossimi mesi si intensificheranno e si affineranno le relazioni digitali, tra gli studenti e tra le università. Ma non appena sarà possibile, i viaggi riprenderanno e i diciottenni avranno a disposizione una tessera ferroviaria che consentirà loro di spostarsi gratuitamente in Europa. Torneranno tirocini, apprendistati e scambi di personale in tutti i settori dell’istruzione, della

formazione e dello sport. Dopo Spagna e Francia, l’Italia è la terza in Europa per numero di partenze. Le universitĂ  piĂą attive sul fronte della mobilitĂ  sono l’Alma Mater di Bologna, seguita dall’universitĂ  di Padova, dalla Sapienza di Roma, dall’ateneo di Torino e dalla Federico II di Napoli, che precede di poco la Statale di Milano. Nei programmi Erasmus sono coinvolte anche le scuole. Sulla piattaforma eTwinning che mette in contatto i professori interessati a condividere esperienze pedagogiche e pratiche digitali , sono registrati 92 mila insegnanti italiani. Le loro competenze in questi mesi si stanno rivelando preziose per il buon funzionamento della didattica a distanza.

Paolo Pagliaro