Se arriva Mourinho, i tifosi della Roma un po’ di riconoscenza la debbono anche ai governi e al Parlamento che in questa legislatura – con il Decreto Crescita – hanno introdotto consistenti agevolazioni fiscali per chi dall’estero si trasferisce in

Italia e si impegna a restarci per almeno due anni. Inizialmente la norma era stata prevista per favorire il rientro dei ricercatori e degli emigrati con particolari qualifiche, altrimenti detti cervelli. . Poi era stata estesa a individui e famiglie con alte potenzialità di reddito e di spesa, detti Paperoni. Infine si era deciso di applicarla anche al mondo dello sport, consentendo ad atleti, allenatori, direttori tecnici provenienti da altri Paesi, di essere tassati limitatamente al 50% del loro reddito lordo. Grazie a questa benevolenza fiscale lo stipendio netto di Mourinho – 7 milioni e mezzo più bonus – costerà alla Roma solo 10 milioni invece che 15. La differenza la metterà lo Stato. Dello stesso vantaggioso trattamento godono gli stipendi delle altre star straniere del calcio italiano, da Ibrahimovic a Cristiano Ronaldo, da Lukaku a Ribery. Il mancato incasso, per il fisco, è di circa 100 milioni l’anno. C’è da dire che i privilegi tributari non sono una prerogativa del calcio. Tra esenzioni, deduzioni, riduzioni di imposta o di aliquota, rimborsi e differimenti, le agevolazioni censite dal ministero delle Finanze, le cosiddette spese fiscali, sono ben 602 e riguardano tutti gli ambiti dell’economia e della società . Le minori entrate per lo stato sono calcolate in circa 80 miliardi.

Paolo Pagliaro