Dalle grandi crisi – ambientali, sanitarie o economiche – nascono spesso le grandi innovazioni tecnologiche. Tempo fa, un articolo dell’Economist passava in rassegna le piĂą note, cominciando dalla bicicletta,

assemblata per la prima volta nel 1815 dal tedesco Karl Drais per sostituire i cavalli che venivano macellati o morivano di fame dopo la rovinosa eruzione del vulcano Tambora, che aveva fatto schizzare alle stelle il prezzo dell’avena. Funziona da incubatore dell’innovazione anche l’emergenza sanitaria da cui stiamo forse uscendo.

Un gruppo di ricercatori del Consorzio Interuniversitario Nazionale per l’Informatica ha organizzato un censimento dei progetti informatici nati in Italia per fronteggiare la pandemia. Ne è uscita una mappa che comprende ben 131 iniziative in cui le scienze e le tecnologie informatiche hanno giocato un ruolo di primo piano nella lotta al Covid 19.

Gli ambiti sono i piĂą diversi: tracciamento dei contatti, monitoraggio del rispetto delle norme di distanziamento sociale, telemedicina, didattica a distanza, diagnostica per immagini, epidemiologia e virologia computazionale. Il 32% dei progetti censiti ha valenza internazionale, in altri casi l’approccio proposto in piccola scala può essere esteso anche su scala molto piĂą ampia, trattandosi di progetti a carattere metodologico. Le iniziative sono ben distribuite in tutta Italia, in particolare nei laboratori di Milano, Roma, Bologna, Genova, Pisa, L’Aquila e Bari, dove sono presenti importanti centri di ricerca. Particolarmente significativi i risultati raggiunti nel campo della diagnostica e della telemedicina in generale.

Paolo Pagliaro