Scegliere di spogliarsi, svelarsi, rivelarsi, se sei donna e sei anche un personaggio pubblico, può suscitare polemiche e scalpore. Il nudo, molto spesso postato sotto forma di fotografie nelle gallery social, è associato alla pornografia e l’immagine di un corpo femminile senza veli, diventa molto spesso bersaglio di pregiudizi sterili che calcano l’onda della cancel culture, secondo cui trasformare una Principessa Disney in una coniglietta di Playboy, sarebbe moralmente scorretto.

Ma un corpo oggi non è più un mero oggetto erotico, verso cui provare desiderio ma un corpo, diventa “il corpo”, veicolo di informazioni e messaggi di cui Kant, nella sua estetica del bello, ne avrebbe contemplato la purezza senza fronzoli, quella che distingue il piacere dal gusto. Così vedere Sandra Milo, effetto nude, tra le lenzuola alla sua veneranda età; Vanessa Incontrada con i suoi kili non photoshoppati posare su una copertina e ancora Arisa disinibita mostrare in spiaggia i suoi rotolini di ciccia, sono solo alcuni esempi di foto, non più in bianco e nero di nudi artistici, ma foto-manifesto di femminilità, resilienza rosa e protesta contro fenomeni, come il body shaming che mortificano il corpo e i suoi difetti.  

Contro chi reprime le foto sensuali-erotiche, sempre più poetiche del porno, sono tante le donne dello spettacolo che su Instagram tra censure varie esprimono la loro idea. Andrea Delogu, per esempio sul suo profilo scrive: “e copri le tette, e copri il sedere, e copri le gambe…”, così la stessa Wanda Nara, signora Icardi, si oppone alla censura postando per ben due volte il suo lato B, oscurato.

Allora viene spontaneo chiedersi perché le donne, già famose si spogliano? Per eccesso di esibizionismo oppure per sfruttare la popolarità rendendo la parola carne?

I corpi femminili, si sa hanno fatto da sempre la storia, basti pensare all’arte. Il pittore austriaco Egon Schiele nel suo quadro, dal titolo: “La donna che si spoglia” ha celebrato con delle pennellate il gesto istintivo di una femmina che afferma sé stessa.

La vera storia del nudo femminile ha però inizio nel 1953 con la nascita della rivista Playboy dove in copertina si sono succedute alcune delle donne più belle del mondo nelle vesti (o meglio senza vesti) di Playmate. Basti pensare che sulla cover del primo numero di Playboy ci fu Marilyn Monroe

Dopo Marilyn tante star hanno posato per la copertina del magazine. Dalle attrici Anita Ekberg, Bo Derek, Kim Basinger, Charlize Theron; alle star della musica Madonna, Geri Halliwell (ex Spice Girls) e, ancora, le topmodel Cindy Crawford, Naomi Campbell, Eva Riccobono, fino alle sportive come la pattinatrice Katarina Witt. Poi sono stati gli anni delle bellezze calendarizzate, basti ricordare i tanto appesi Calendari Pirelli

Oggi con l’avvento dei social network il nudo non va confuso con il concetto del corpo a portata di clik, perché fenomeni come il deepnude, che consiste nello spogliare una donna con un fotomontaggio, sfociano in quello che è il revenge porn, ovvero la pornografia non consensuale.

Come ogni dualità che si rispetti tra reale e virtuale; tra corpo e mente; tra foto e fotomontaggio, tra nudità e volgarità il limite è assai sottile e facilmente confondibile.

Rossana Muraca