Per un punto Martin perse la cappa… Secondo la tradizione, risalente al XVI secolo, Martino, abate del monastero di Asello, preparò un cartello di benvenuto (“Porta patens esto. Nulli claudatur honesto” ossia “La porta sia aperta. A nessuna persona onesta sia chiusa“), ma l’incisore mise il punto dopo la parola “nulli” anziché “esto” e il benvenuto assunse un ben altro significato, tradotto in “La porta non sia aperta a nessuno. Sia chiusa alle persone oneste“.

Per tale errore, Martino venne sollevato dalla carica di abate, perdendo così la cappa, cioè il mantello, che di tale dignità era simbolo. E per un punto, spesso, anche le squadre di calcio passano dalla vittoria o meno di un titolo o di un campionato ovvero restano nel campionato di categoria o retrocedono. I più giovani forse non lo ricordano, ma nei campionati di calcio italiani, sino al 1993-’94, i punti attribuiti in caso di vittoria erano due e non tre, fermo rimanendo il punto per il pareggio. Seguendo le “direttive europee”, venne deciso, mutuando i punteggi da tempo valorizzati nei campionati inglesi, tedeschi, spagnoli e francesi, di attribuire, a far tempo dal 1994-’95, nei campionati professionistici e dilettantistici, i tre punti per la vittoria anche in Italia. Il diverso punteggio era, in buona parte, dettato anche dalla necessità rendere più ampia la forbice dei punti tra vittoria e pareggio. Ma, senza andare molto indietro nel tempo, dal dopoguerra al ’94, e limitatamente alla massima serie, se le regole del gioco fossero state sempre le stesse, con i tre punti per la vittoria si sarebbero registrati destini diversi per più squadre, sia per il titolo che per la salvezza. Nel campionato 1950-’51, difatti, il Milan vinse lo scudetto con 60 punti davanti all’Inter con 59. I rossoneri avevano vinto 26 partite e ne avevano pareggiate 8, mentre i nerazzurri ne avevano vinte 27 pareggiandone 5. Con i tre punti, entrambe le squadre avrebbero totalizzato 86 punti e ci sarebbe stato lo spareggio (secondo il regolamento dell’epoca). Nel 1953-’54 Udinese, Spal e Palermo si trovarono a pari punti (26) e scese in B il Palermo per differenza reti: con i 3 punti, il Palermo si sarebbe salvato (9 vittorie e 8 pareggi, pari a 35 punti) e sarebbe andata in B la Spal per differenza reti (entrambe registravano a fine campionato 8 vittorie e 10 pareggi, pari a 34 punti). Il campionato 1963-’64 si chiuse con Inter e Bologna a pari punti (54). Ci fu lo spareggio che poi vinse il Bologna. Ma con i tre punti il campionato lo avrebbe vinto l’Inter (77 punti, 23 vittorie e 8 pareggi), distanziando di un punto i felsinei (peraltro, quello fu l’ultimo scudetto fin qui vinto dal Bologna), che avrebbero chiuso a 76 punti, con 22 vittorie e 10 pareggi. E pochi anni dopo, nel 1966-’67, vinse la Juventus di Heriberto Herrera, all’ultima giornata sull’Inter di Helenio Herrera, con 49 punti contro 48.

Con la regola dei tre punti sarebbe stato spareggio: difatti i bianconeri e i nerazzurri avrebbero chiuso a quota 67, i primi grazie a 18 vittorie e 13 pareggi, gli altri grazie a 19 vittorie e 10 pareggi. E qui si vede quanto una vittoria in più abbia una migliore valenza di una sequela di pareggi. Nei tre campionati citati, che poi sono quelli che potevano esprimere vincitori diversi, compare sempre l’Inter. Molto più numerosi, sempre nel periodo considerato e sempre in serie A, i casi riguardanti le retrocessioni e le salvezze. Nel 1970-’71 terminarono a pari punti (25) Sampdoria, Fiorentina e Foggia. Andò in B la squadra pugliese, per differenza reti. Con i tre punti si sarebbe salvata, assieme alla Sampdoria (entrambe avevano chiuso con 6 vittorie e 13 pareggi, pari a 31 punti), mentre i viola sarebbero scesi di categoria (28 punti, pari a 3 vittorie e 19 pareggi). Nel campionato successivo, 1971-’72, il Verona si era salvato con 22 punti (4 vittorie e 14 pareggi) ed era andato in B il Mantova con 21 punti (6 vittorie e 9 pareggi): con i tre punti, il Mantova ne avrebbe totalizzati 27, salvandosi, contro i 26 del Verona. E così anche nel 1973-’74, l’anno del primo scudetto della Lazio. Sampdoria 20 punti, salva, e Foggia 18 punti, in B. La squadra pugliese si sarebbe salvata grazie ai tre punti, 6 vittorie e 12 pareggi (30 punti) contro le 5 vittorie e i 13 pareggi dei blucerchiati (28 punti). E, come l’Inter per gli scudetti, compare spesso il Foggia in queste lotte per la salvezza (non conseguita con i punteggi all’epoca assegnati). Più di recente, nel 1978-’79, chiusero a 24 punti Bologna, Lanerossi Vicenza e Atalanta. Salvezza per il Bologna (4 vittorie e 16 sconfitte), serie B per le altre (Lanerossi 5 vittorie e 14 pareggi, Atalanta 6 vittorie e 12 pareggi). Alla fine, con i tre punti, l’Atalanta avrebbe avuto 30 punti, il Lanerossi 29 e il Bologna 28, che sarebbe così retrocesso. In ultimo, nel campionato 1981-’82, salvezza all’ultima giornata per il Genoa con 25 punti (6 vittorie e 13 pareggi) e serie B per il Milan (24 punti, pari a 7 vittorie e 10 pareggi). Con i tre punti entrambe avrebbero chiuso con 31 punti, ma, secondo la regola vigente, sarebbe andato in B comunque il Milan, per differenza reti. In questo caso non sarebbe cambiato nulla. Campionati con i “se” e con i “ma”, che forse avrebbero cambiato gli annali, come i rigori non dati o quelli sbagliati o parati, come i pali e le traverse, come la pioggia e la neve, la partita al pomeriggio o alla sera… L’applicazione di regole uniformi permetterebbe di armonizzare e rendere omogenei nel tempo parametri di valutazione e di raffronto, ma le regole spesso vengono cambiate alla ricerca di stimoli più attraenti per la vittoria, com’è avvenuto con l’introduzione dei tre punti ormai da quasi trenta anni.

Gustavo Bisich