Era dai tempi della legge sull’aborto che non si vedeva una guerra sociale così accanita e senza esclusione di colpi. Sono trascorsi più di quarant’anni e oggi l’Italia è messa a ferro e fuoco dal terribile ddl Zan, che mezzo paese reputa foriero di un cambiamento epocale quasi quanto quello portato dalla legge 194. Il parallelismo non è fuori tema, anzi. Proprio la battaglia contro l’aborto è uno dei capisaldi della Lega e soprattutto del senatore Simone Pillon, irriducibile crociato anti-Zan e predicatore dei pericoli della teoria gender.

Il cerchio si chiude: tutto ruota attorno al sesso e alla libertà di corpi e cuori. Il patriarcato, a cui la legge 194 aveva inflitto una perdita funestissima, sente ora mancare la terra sotto i piedi. Le fondamenta, quelle della famiglia sacra e da salvaguardare a tutti i costi (anche subendo violenza e accettando tradimenti), sono minacciate dall’avanzare di un mondo caotico dove chiunque può attribuirsi l’identità percepita, non si potranno deridere i gay pe’ scherza’, sarà reato usare amene paroline come ricchione e frocio. Un posto oscuro in cui a vincere il festival di Sanremo è una band di rockettari con i maschi dalle unghie laccate e le calze a rete.

Per l’uomo della strada è uno scenario che inquieta non poco, e su questo panico collettivo Pillon e colleghi di partito hanno costruito la loro offensiva. Il reale oggetto della legge Zan – la prevenzione dell’omobitransfobia e l’istituzione di nuovi reati d’odio – è strumentalmente occultato, attirando l’attenzione sulle brevi righe del testo che introducono l’identitĂ  di genere. Ovvero, anche a transizione non completata, un maschio che si sente femmina potrĂ  definirsi al femminile, e viceversa. Con l’avallo della legge, il che lo renderĂ  titolare di un diritto.

Non solo. La raccomandazione contenuta nel dl Zan affinché le scuole, sin da quella dell’infanzia, promuovano il rispetto della libertà di genere, ha scatenato gli incubi che i familisti già da alcuni anni evocano per infestare i sonni dei genitori italiani. Attenzione, dicono i profeti alle mamme e ai papà, la legge Zan aprirà le porte delle aule scolastiche a diabolici trans che faranno diventare omosessuali i vostri bambini, plagiandoli con idee dissolute. In realtà, di educazione sessuale di qualsivoglia tipo nella legge non si fa cenno. Omosessuali e transgender non si diventa per cooptazione altrui. E sebbene stupirà, un uomo che si trucca o si mette lo smalto non per questo è gay e neanche effeminato. Qualche millennio fa lo facevano, ad esempio, gli egizi. Di guerre e ingiustizie ne commisero tante, ma la virilità tossica nella loro cultura non esisteva.

Il bombardamento globale di notizie su non binary, popstar che chiedono la terza persona plurale, gay cis ed etero trans e utero in affitto, rende facile impressionare la pancia del popolo. Invece la grande sorpresa è che a prevedere un’imminente apocalisse sono pure gli intellettuali di sinistra e le femministe. Sì, le donne: esserini inferiori per Pillon (la sua ultima uscita è che dovrebbero studiare materie umanistiche e svolgere mestieri di accadimento lasciando agli uomini le discipline scientifiche), sono ora chiamate alle armi dal senatore, e incredibilmente cadono nel tranello.

Scoperchiando la pentola di assurde divisioni sociali tra categorie oppresse, il giochino è quello collaudato del divide et impera. Fino a quando hai un pene, per le terf (Trans Exclusionary Radical Feminist) resti un maschio e nella loro lotta non puoi stare. Le radicali guardano con orrore all’America, dove le persone transgender MtF (Male to Female) gareggiano nelle competizioni sportive femminili approfittando del vantaggio fisico e sono ammesse nelle sezioni carcerarie delle donne. Si oppongono alla legge Zan certe che in uno spaventoso futuro vicinissimo il termine donna sarà cancellato in favore di “assegnata femmina alla nascita” e “mestruata”.

E c’è chi ammonisce su una subdola manovra in atto per affossare la repressione della violenza maschile. Pensate a un uomo che uccida una donna e poi rivendichi un’identità di genere femminile. Quel reato sarebbe derubricato a “semplice” omicidio, uscendo dalla statistica dei femminicidi. Certe volte sono più importanti i numeri delle persone, valgono le etichette e non le vittime. Se non lo chiami femminicidio, la tua è una morte di serie B.

Insomma, sarĂ  vero che il pianeta è minacciato da una capillare setta gay intenzionata a prendere il potere e condurre all’estinzione il maschile e il femminile? Una trama distopica così angosciante piacerebbe da matti a Philip K. Dick e chissĂ  quale capolavoro ne verrebbe fuori. Ma purtroppo non siamo in uno dei suoi universi paralleli, nĂ© nella cittĂ  piovosa di Blade Runner.  Mentre in Senato si ritarda l’approvazione della legge con un profluvio di audizioni simili alla tela di Penelope, ogni giorno adolescenti omosessuali sono bullizzati e umiliati – qualcuno non ce la fa e si toglie dal mondo, qualcun altro ancora oggi è cacciato di casa da genitori che se ne vergognano. E’ persino comico che a ricordarlo e agitare le coscienze debba essere un rapper. Fedez che fa i nomi  e la sinistra che tace.

Gay, lesbiche e trans sono bollati come scherzi della natura e uccisi perché disturbano, fanno schifo. Uccisi per quello che sono, esattamente come le donne vittime di femminicidio. E c’è una quota di ipocrisia nelle femministe che vorrebbero un reato di catcalling ma non ammettono l’omotransfobia come crimine a sè stante. Via dalla Treccani i sinonimi cagna e zoccola alla voce donna, ma pure se adesso ti sei fatto una vagina l’utero non lo avrai mai, e per noi resti Alberto.

Gli uomini, i pro family e le ancelle si dolgono perche la società è precipitata nel degrado per colpa degli Lgbtq+ corruttori dei costumi. Invece sono i primi a sapere che l’omosessualità è sempre esistita – certo, lo sanno meglio di chiunque altro. Sono gli stessi padri che adescano le minorenni o pagano prostitute trans, gli appassionati di turismo sessuale all’estero che da quando il Covid ha negato la possibilità di viaggiare rivolgono le loro attenzioni sui figli facendo salire le percentuali della pedofilia in famiglia.

L’importante è farlo di nascosto, dietro la porta di casa o in luoghi appartati. La bisessualità, ad esempio, è lecita e intrigante nell’alveo della trasgressione sporca, relegata nei siti di scambisti dove i video più cliccati sono quelli delle orge. Incasellabile solo come perversione segreta, mai identità riconosciuta.   Nessuno crede davvero alla cospirazione della lobby gender. Il complotto è una fantasiosa menzogna utile per insabbiare l’inconfessata paura dei perbenisti. A renderli rabbiosi è una sola cosa. Che questi gay vogliano uscire alla luce del sole, in mezzo a loro, ed essere se stessi. Che una legge stabilisca che non sono oggetti ma persone, libere di pretendere rispetto.

Isabella Marchiolo