Invece di valorizzare quel poco che s’è visto sino a ora, l’assessore regionale al Turismo s’attarda a fare l’offeso con i commentatori che non avrebbero capito niente e che, morsi dal pregiudizio politico, si sarebbero lasciati andare a commenti molto più sarcastici. In realtà per quel poco che s’è visto ci sarebbe stato tanto da scrivere.

La regione ha un deficit storico rispetto a questo tema della promozione turistica. Si pensi che un assessore pro-tempore, tale Domenico Crea, titolare per poco del dicastero di via San Nicola a Catanzaro, scelse come testimonial il cantante Mino Reitano, prematuramente scomparso. Verrebbe da dire. “Degustibus non est disputandum”.

Poi ci furono quelli che, per darsi delle arie, affidarono la promozione dell’immagine della regione, chi a Oliviero Toscani e chi a Wim Wenders.  Forse l’unico che fece qualcosa di utile, senza dissanguare le casse pubbliche e senza suonare la grancassa, ma erano altri tempi, fu Michele Traversa, dello stesso partito di Fausto Orsomarso, a testimonianza che non c’è alcuna acrimonia o pregiudizio politico.

Ma il deficit  non si può colmare mostrando i muscoli, specie ora che non c’è sostanza. Ricordiamo, en passant, che ben due governatori, di opposto orientamento, Giuseppe Scopelliti e Mario Oliverio non ebbero mai, cioè non vollero, nel loro esecutivo l’assessorato al Turismo. Questa è stata ed è la cultura, l’orientamento politico, bipartisan, che ha amministrato la gestione dell’immagine del territorio nei lustri non lontani. Con un provincialismo e un sussiego imbarazzate per foraggiare, probabilmente, gli amici che vengono da fuori. I corti Muccino  1 e Muccino 2, sono la plastica testimonianza della sciatteria che alberga nella Cittadella.

Tornando alla parte salvabile del tentennante manifesto dei cento marcatori identitari segnaliamo Bruno da Longobucco, medico del Medioevo, Cecilia Faragò, l’ultima fattucchiera di Soveria Simeri,  Giano Lacinio, il monaco alchimista di Cirò. Tanto per dire.

Tuttavia se non difettano i personaggi che hanno popolato le Calabrie, sarebbe bene utilizzare le cifre conosciute fuori dalla Calabria e non solo dal proprio angusto ombelico.

Sia come sia, in qualsiasi brogliaccio di qualunque forma si faccia, non possono restare fuori le uniche cose della Calabria che si conoscono nel Mondo. Non possono rimanere fuori, neppure per scherzo, Tommaso Campanella e l’Abate Gioacchino, citati da Dante, oppure l’unico premio Nobel che ha avuto la Calabria, Renato Dulbecco, e così via dicendo.

Bruno Gemelli