Negli anni di avvento del nazismo, la Germania unì la sua nazionale di calcio con l’Austria. Matthias Sindelar era un calciatore austriaco che si oppose alla dittatura. Nella partita tra Austria e Germania che doveva sancire l’unione e far vincere i tedeschi, Sindelar trascinò i suoi alla vittoria con una doppietta e non fece il saluto nazista all’inizio. Il regime gliela giurò.

Non inginocchiarsi in questa partita da parte dei calciatori non significa automaticamente essere razzisti. Ma il valore simbolico del gesto però sarebbe stato forte. Perché se il calcio è vettore di valori o lo è sempre o non lo è mai. Se un calciatore austriaco ci insegna come si fa un forte un segno forte di protesta, forse abbiamo qualcosa da imparare.

Tolto questo l’Italia dimostra di avere una sua voce e un suo suono che può emergere nella foresta di bestie feroci e assetate di trofei dell’europeo. Secondo gol di Pessina che per analogia di gioco e di inserimenti mi ricorda tanto il Coyote Tardelli nel 1982. Anche lui autore di due gol.

Andiamo avanti. Con un retrogusto di felicitĂ  un po’ frenata per le polemiche che hanno condito la vigilia. Ma ci siamo, abbiamo un gioco e provviste per i tempi bui di squadre ostiche. Va quasi bene così. Ora ci aspetta un altro appuntamento importante, i quarti di finale per continuare a sognare.

Ettore Zanca