L’entusiasmo è grande, come l’attesa. Ma il rischio di non vincere questa finale, per l’Italia di Mancini, c’è, eccome. Sia per fattori endogeni che per quelli esogeni.

Partiamo dai primi (ovviamente non stiamo parlando di tagliatelle, altrimenti avremmo interessato Cannavacciuolo…): a) si profila una discesa in campo con gli “11” iniziali della partita con la Spagna, e qualche giocatore “cotto” c’è (Verratti e Immobile, ad esempio), così come la coppia centrale Bonucci-Chiellini, chiamata a contrastare un Kane “rabbioso”; b) difficile ripetere il bel gioco visto nella fase a gironi e a sprazzi contro il Belgio, gli avversari hanno studiato bene il modulo o i moduli e le contromisure sono alla portata; c) è la prima gara che nell’era-Mancini conta veramente perché assegna un titolo e la tensione e l’emotività non sono state sinora “collaudate”.

Passiamo ai fattori esogeni: a) l’Inghilterra gioca in casa, nel vero senso della parola e la sudditanza psicologica nei confronti degli arbitri non va sottovalutata (e di sudditanza nel Paese della Regina Elisabetta se ne intendono…è fresco fresco il rigore “generosamente” concesso nei supplementari della semifinale contro la Danimarca); b) l’arbitro designato, l’olandese Kuipers (48 anni) ha portato sin qui sfiga all’Italia in 3 gare su 4 da lui dirette (però gli azzurri vinsero proprio contro l’Inghilterra ai mondiali brasiliani del 2014, ma non era una gara da piani alti); c) l’Inghilterra ha espresso, a livello di club, ben 3 finaliste tra Champions League (vinta dal Chelsea, l’altra era in Manchester City) ed Europa League (Manchester United, che ha perso contro gli spagnoli del Villareal), dimostrando che la scuola britannica c’è, nonostante la presenza di molti giocatori stranieri, mentre le italiane Juventus e Atalanta (per non parlare di Lazio e Inter) nella Champions, Napoli, Roma e Milan nella Europa League, si sono fermate ai box molto prima.Ciò non toglie nulla all’alea di questo sport, che spesso esula dai principi della razionalità, e – ovviamente – ci auguriamo tutti di fare la sfilata alla fine della partita (possibilmente senza grossi assembramenti e con le mascherine), perché il cuore – a volte – prevale sulla ragione. Certi di essere smentiti e di poter accomunare Mattarella a Pertini e Napolitano (che presenziarono alle vittorie mondiali dell’82 e del 2006) e non a Ciampi (ma solo perché assistette al golden gol di Trezeguet nella finale europea del 2000). In ogni caso, per la partita a scopone sull’aereo con il Presidente, sembra siano stati allertati Sirigu, Vialli e De Rossi (con Causio pronto a dare una mano).

Carlo Piassanti