In tutto il mondo giugno è il mese del Gay Pride, manifestazione dedicata alla paritĂ  di diritti di genere e all’amore in ogni forma che pone l’attenzione sul mondo LGBTQIA+. Era in origine LGBT, poi l’acronimo si è allargato con una importante inclusione diventando LGBTQIA+, dove la lettera “Q” sta per queer, un termine che si riferisce a tutte le persone che preferiscono non identificarsi in un’etichetta relativamente all’orientamento sessuale e/o all’ identitĂ  di genere. La lettera “I” sta per intersex e la lettera “A”  si riferisce alle persone asessuali. Il segno “+” rappresenta infine tutte le altre identità  non comprese nell’acronimo.

E’ importante e necessario prestare attenzione alla terminologia che utilizziamo poichè i concetti espressi, così come i discorsi, hanno una potente influenza nella creazione della realtĂ  sociale, quindi essere poco precisi crea spesso  discriminazione e non si creerĂ  nelle persone, una ricaduta positiva sia sul piano affettivo che psicologico. L’orientamento sessuale di una persona è un tema complesso e delicato, ci limitiamo a elencare definizioni di facile comprensione, comuni. Gay è un aggettivo, utilizzato molte volte a indicare persone omosessuali e lesbiche ma non lo possiamo utilizzare con i transgender. Esiste l’ipotesi che l’essere gay sia una scelta ma l’ orientamento omosessuale non può essere modificato. Quando affermano che l’omosessualitĂ  sia una patologia,  creano nelle persone conseguenze gravi sul piano psichico. Anche Transgender è un aggettivo.  Facciamo attenzione a non appellare qualcuno utilizzando l’espressione “travestito” per indicare una persona transgender, il travestitismo si riferisce ad altra condizione psicologica. L’abbreviazione trans è anche spesso usata all’ interno delle  comunitĂ  LGBTQIAĂ·, ma può non essere compresa da un pubblico che non ha dimestichezza  con questi temi. L’utilizzo indiscriminato potrebbe confondere e allontanare tutte quelle persone che sono distanti da queste realtĂ  e a cui risulta difficile comprenderne in pieno il significato .Il movimento LGBT nasce nel 1879 quando il sessuologo tedesco Magnus Hirschfeld fondò a Berlino il WHK (Comitato Scientifico Umanitario) che è considerato il primo gruppo organizzato della storia del movimento omosessuale. Il WHK propose diverse mozioni, a favore delle quali  firmarono nomi illustri come Albert Einstein, Thomas Mann e Lev Tolstoj, al fine di abolire il paragrafo 175 del codice penale tedesco, che puniva l’omosessualitĂ  con la reclusione ma non ottenne alcun risultato positivo per la causa. Nei Paesi Bassi i membri sopravvissuti del WHK fondarono il primo gruppo omofilo con il nome di COC. Nel Regno Unito venne fondata la Homosexual Law Reform Society. Con le rivendicazioni del movimento del ‘ 68 nasce anche il movimento omosessuale che conosciamo attualmente. Il 28 giugno 1969, in un bar gay a New York chiamato Stonewall Ill, i clienti si ribellarono alle sommosse della polizia,  una ragazza transgender che si chiamava Sylvia Rivera fu la prima a reagire levandosi la scarpa col tacco e lanciandola contro un poliziotto. Prima di quell’evento storico, in tutti i bar gay d’America ogni presenza veniva registrata dalla polizia e pubblicata sui quotidiani. La polizia schierò l’unitĂ  utilizzata per gli scontri sulla guerra in Vietnam ma non riuscì a fermare piĂą di 1000 persone. In prima fila delle drag queen con uno slogan: “We are the Stonewall girlsWe wear our hair in curlsWe wear no underwearWe show our pubic hair We wear our dungarees Above our nelly knees!” Siamo le ragazze dello Stonewall Abbiamo i capelli riccioluti Non indossiamo intimo Vi mostriamo i nostri peli pubici E mettiamo delle salopette corte……sopra le nostre ginocchia da checche! Lo slogan era chiarissimo: “Say it clear, say it loud. Gay is good, gay is proud.” (Dillo in modo chiaro, e urlalo. Essere gay è giusto, essere gay è motivo d’orgoglio).Senza dubbio gli episodi di Stonewall cambiarono per sempre la storia del movimento omosessuale. In questo clima nasce il Gay Pride,  inizialmente nelle varie cittĂ  degli Stati Uniti, poi si diffuse nelle grandi  capitali di tutto il mondo. Il primo Gay Pride a New York, fu chiamato Christopher Street Liberation Day March. I partecipanti scesero in strada indossando i vestiti piĂą colorati, slip e costumi da bagno ma soprattutto non indossarono la paura. Sempre nello stesso anno furono organizzate  manifestazioni a Chicago, San Francisco e Los Angeles. Fu proprio Los Angeles la prima cittĂ  ad ottenere che la strada in cui sarebbe avvenuta la manifestazione fosse transennata, definendo così l’ inizio del vero e proprio corteo attuale. In Italia il primo Gay Pride, si svolse a Roma nel 1994, organizzato dal Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli insieme  all’Arcigay. Per troppi anni, alcune chiese dichiararono pubblicamente che il virus dell’AIDS fosse una “punizione di Dio” visto che colpiva maggiormente gli omosessuali, a causa di un epidemia respiratoria legata al virus dell’AIDS. La comunitĂ  scientifica scoprì, in seguito, che erano informazioni inesatte ma ormai la notizia aveva fatto breccia nel pensiero comune, difficile da scardinare ancora oggi. Questa è la motivazione per cui non sono facili da reperire dati statistici certi sui componenti della  comunitĂ  LGBTQIAĂ·, difficile fare statistica soprattutto in quei paesi dove vengono discriminati di piĂą. Non bisogna sorprendersi che ci sia reticenza a dichiararsi per quello che si è. Tuttavia i pochi dati disponibili dicono che si tratta di una parte della popolazione tutt’altro che piccola. L’organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo (OCSE), per esempio, nel suo ultimo rapporto Society at a Glance che in media sono almeno, in tutti i paesi industrializzati, 17 milioni di adulti e sono dati incompleti poiche’ non sono incluse le persone transessuali. I Gay Pride quindi  oggi rappresentano una vasta comunitĂ  di persone, ma anche una storia con tanti anni di lotta anche violenta e di  infinita sofferenza umana. Netflix dedica numerosi documentari per far conoscere al mondo le problematiche del movimento LGBTQIAĂ· :  ad esempio “The death and life of ha P. Johnson” parla proprio di una delle persone che ha dato via ai moti di Stonewall. Trovata morta nel fiume Hudson da un’attivista per i diritti transessuali che cerca di indagare a fondo sui motivi della morte dell’amica, mostrando come mai era stato fatto prima la vita di Marsha e gli inizi del movimento omosessuale a NYC.

Abbiamo anche raccolto, per completezza di informazione, la dichiarazione di un esponente del movimento che ha voluto restare anonimo: “I gay pride sono vitali perchĂ© ci danno la possibilitĂ  di rompere quelle regole sociali che il piĂą delle volte sono delle catene vere e proprie. Il pride non viene fatto per chiedere di essere accettati e non è una manifestazione che viene organizzata per apparire educati e sensibili. Il Pride è una manifestazione di lotta, una manifestazione arrabbiata e stracolma di energia. Il Pride è nato e sempre sarĂ  una rivolta. Prova a vivere per una vita senza diritti e poi dimmi come reagiresti se qualcuno ti dicesse che non stai manifestando nel modo giusto. E ricorda che comunque nessuno può permettersi di dire agli altri come manifestare, specialmente se non l’hai mai fatto tu per primo “La prima a raccogliere un appello solidale, rompendo ogni schema pregresso, è stata Kamala Harris, vice presidente americana. Da sempre in prima linea per la difesa dei diritti delle minoranze, si è presentata con il marito  alla sfilata inaugurale del Pride di Washington. Si sono fatti largo abbracciati e sorridenti in mezzo al mare di coriandoli multicolor e fra gente di ogni etnia e inclinazione sessuale. Kamala Harris è la prima vicepresidente Usa a partecipare alla manifestazione a sostegno della comunitĂ  LGBTQ+.  Ha preso la parola per lanciare un messaggio forte contro ogni forma di violenza: “Dobbiamo assicurarci che la nostra comunitĂ  transgender e i nostri giovani siano tutti protetti. Abbiamo ancora bisogno di sicurezza sul lavoro e nelle soluzioni abitative. C’ è molto da fare e con l’ amministrazione abbiamo preso un impegno. Sappiamo quanto sia importante affrontare l’argomento”.

Nicoletta Toselli