Non è mai facile scrivere e parlare delle mafie, e della ‘ndrangheta in particolare. Si rischia di brancolare nella confusione delle fonti su fatti che vengono generati lontano dalla “luce del sole” e finanche su omertà istituzionali, su crimini che hanno determinato modifiche al diritto, interferenze e ingerenze importanti con la realtà e con il funzionamento della macchina amministrativa pubblica e privata.

Non è, pertanto, argomento che possano trattare compiutamente in tanti. Trenta anni fa, Pantaleone Sergi, noto giornalista, storico, saggista e accademico, narrava nel suo testo “La «Santa» violenta” storie di ‘ndrangheta e di ferocia, faide, sequestri. Da quel periodo ad oggi si registra quella sorta di “evoluzione” dei fenomeni mafiosi in genere (e della ‘ndrangheta in particolare) attraverso mutate forme “gestionali” pienamente in linea con lo sviluppo della tecnologia e dell’accrescimento culturale degli adepti, nonché con la globalizzazione, che ha facilitato ulteriormente interscambi di beni fungibili e non e l’infiltrazione “guidata” nei palazzi del potere.

Ecco perché vi è stata l’inversione dei ruoli per i soggetti “con il cappello in mano”: dapprima erano gli ‘ndranghetisti a recarsi dai politici per ottenere favori e rispetto, oggi avviene esattamente il contrario. Cambia, quindi, anche l’analisi del fenomeno, che per la sua complessità e per le citate ramificazioni non può non essere oggetto di più allargate fasi di studio in una dimensione criminologica importante e anch’essa in progressiva evoluzione. Pantaleone Sergi, che si è occupato in passato anche della sottovalutata organizzazione criminale dei “basilischi” in Lucania (“Gli anni dei basilischi”, 2003, che seguì “La mafia in Basilicata dal 1981 al 2000 nelle relazioni dei Procuratori Generali”, 2001), si muove con un diverso approccio nel suo nuovo lavoro “La «Santa» ‘ndrangheta – da violenta a contesa”, edito da LPE Luigi Pellegrini Editore e in libreria dal 24 giugno, facendo il punto sui tre decenni di scarto rispetto alla prima pubblicazione assieme alla figlia Anna, criminologa all’Università di Essex, nel Regno Unito. Un testo curato con il rigore del saggista, storico e del cronista di un giornalismo che in molti dovrebbero “studiare” e con il supporto scientifico, sociologico e del diritto proprio di chi si occupa dei fenomeni criminali organizzati. Un volume di quasi 400 pagine frutto di ricerche certosine e attente analisi dei fatti, compresi quelli investigativi e giudiziari, che costituisce molto più di una sinossi su un movimento criminale che ha abbandonato le coppole e le giacche di velluto per pervenire ad un fatturato stimato in oltre 25 miliardi di euro, pari quasi al 5% del PIL italiano, l’espressione oggi «meglio organizzata» tra le “mafie imprenditrici”.

Droga e smaltimento illegale dei rifiuti, ma ancora usura, gioco d’azzardo, estorsioni, che producono danni all’economia reale nazionale e rimpolpano i paradisi fiscali, attività a volte anche incrociate nel corso di studi e ricerche sulle migrazioni effettuati da Sergi, ma con il retaggio dei modus operandi del passato. Il libro è stato presentato al “Terrazzo Pellegrini” lo scorso primo luglio dagli autori nel corso di un evento moderato da Antonietta Cozza, con interessanti interventi in presenza e on-line, tra i quali quello di Enzo Ciconte, anch’egli noto autorevole storico e studioso del “pianeta ‘ndrangheta”.

Letterio Licordari