Il presidente Sergio Mattarella è stato accolto a Londra, per la finale europea di calcio, dall’ambasciatore italiano nel Regno Unito, Raffaele Trombetta. È bastato questo cognome per fare scatenare i social. Il Trombetta di oggi rimanda all’attore Mario Castellani, la “spalla” di Totò nella scena del wagon-lit, quella appunto dell’onorevole Trombetta, per intenderci. Castellani, elegante e algido, diventa la vittima della maschera che fustiga i vizi e le fanfaronerie di certi ceti emergenti. “Lei non sa chi sono io!”. Al che Totò, novello Pulcinella (nel senso più alto del genius loci che fustiga la volgare ubris dei parvenu e dei presuntuosi), gli rovescia addosso una smitragliata di battute destinate a marchiarsi a fuoco nell’immaginario comune. Dall’uomo di mondo che ha fatto tre anni di militare a Cuneo al “trombone di suo padre”.

Poi c’è il collega Agostino Pantano che ricorda che nella Sampdoria di Roberto Mancini e Gianluca Vialli, ma anche del presidente Paolo Mantovani, dell’allenatore Vujadin  Boskov, dei calciatori Attilio Lombardo, Pietro Vierchowod, Toninho  Cerezo, Beppe Dossena,  Gianluca Pagliuca, Daniele Mannini e Fausto Pari, s’affacciò, come una meteora, il giovanissimo catanzarese, Pino Lorenzo, centravanti con il fisico grande quanto un armadio. Pantano ha postato sulla sua bacheca: «L’amicizia è una gran cosa e, se non ci credete, chiedetelo a Giuseppe Lorenzo detto Pino, calabrese di Catanzaro, centravanti troppo di sfondamento e, a modo suo, “amico degli amici” sotto la Lanterna».

In realtà Lorenzo approdò  a Genova qualche anno prima che la Samp vincesse lo scudetto (1990-1991). Fece molta panchina perché era riserva del titolare, l’inglese Trevor Francis. Il Nostro finì la carriera tra l’Emilia e la Romagna. Ma ebbe il tempo di respirare l’aria dei campioni dopo essere allevato nella “cantera” catanzarese.

Nella filiera dei commenti si fa largo, a caldo, quello della collega Enza Dell’Acqua che ha osservato in apertura di partita: «Negli spalti inglesi ho visto un tifoso tracannare birra come se non ci fosse un domani. Al 90° gli servirà un fegato nuovo».

Il compendio leggero l’ha fatto Christian De Sica: «Avete fischiato l’Inno di Mameli… Avete sputato sulla nostra bandiera… Avete giocato arroccati, a difesa di un fortunoso e misero vantaggio. Avete perso sul campo di casa vostra. Vi siete sfilati la medaglia del 2° posto dimostrando di non conoscere cosa sia la sportività… Siete usciti dallo stadio prima che l’Italia alzasse la coppa… Guidate a sinistra, usate miglia e libbre… Insomma, con l’Europa c’entrate pochino… Gli europei è giusto che li vincano gli europei. Bye bye».

Bruno Gemelli