Spesso la gioia è fatta di cose semplici, come tornare a teatro. Dopo quasi un anno e mezzo dopo la chiusura dei teatri a causa del Virus Covid-19, grazie alle rassegne estive organizzate all’aperto, è possibile rincontrare l’esperienza magica di sedersi in platea. Ci sembra però doveroso sottolineare come la ripartenza del settore teatrale sia ancora oltremodo parziale lasciando inoccupata larga parte delle lavoratrici e dei lavoratori. Ci auguriamo che le condizioni sociali migliorino sempre più e che, come spesso in Italia, il settore culturale non sia come al solito tra quelli più trascurati.

Nella bellissima cornice dei Giardini della Filarmonica di Roma, è stata presentata la serata The Best of U.G.O. con alcuni dei migliori pezzi che il progetto ha portato in scena negli ultimi due anni. Ma che cos’è questo format che non accenna a disperdere l’energia e il successo di pubblico facendoci conoscere artiste sempre diverse?

U.G.O. è un contenitore di realtà tragicomiche da cui scaturiscono brevi monologhi, reading, stand up, satire, canzoni e storie sempre inedite. È un progetto a cura di Annalisa Dianti Cordone, Arianna Dell’Arti, Paola Michelini, Cristina Pellegrino, Francesca Staasch, Cristiana Vaccaro e il nome del format ci immerge subito nella sua originalità: U.G.O infatti è l’acronimo di unidentified gabbling object: oggetto parlottante/farfugliante/borbottante non identificato, un nome una dichiarazione d’intenti. U.G.O. infatti mescola eterogeneità artistiche, esplosioni di ritmo, di genere a un’alta componente di rischio e divertimento, palpabile sia tra il pubblico che sulla scena.

U.G.O. mette una lente su un mondo molto poco conosciuto, e in posizione marginale, come quello della comicità femminile, sottolineando in continuazione come siano tante le artiste che padroneggiano magistralmente, in modo sottile e autoironico, le nostre manie e le nostre ossessioni. Ci mostra una comicità potente e personale che alterna una vivisezione brillante del proprio vissuto a citazioni storiche, letterarie, riflessioni politiche e sociali, che non ha paura di creare attimi di vuoto sottile, di poesia intima, per poi tornare, all’improvviso, a farci ridere. Un’idea semplice e al tempo stesso potente: dare spazio alle singolarità femminili in un contenitore corale, creare uno spazio che ha una natura irriverente e lasciare le artiste libere di stupirci, di mettersi alla prova, e a volte anche, perché no?, di sbagliare.

In un susseguirsi di battute, le artiste del Best of hanno portato pezzi comici che non hanno avuto il timore di trattare temi importanti. Anzi, proprio questi, oltre la risata, lo sberleffo, la provocazione, sono stati il centro di un incontro tra pubblico e palco che ha potuto vivere grazie a profonde riflessioni sulla pandemia, le questioni di genere, la pigrizia, il sesso, la dipendenza dalle droghe fino alla possibilità di sfogare la propria rabbia nel congestionato traffico cittadino.

In scena si sono brillantemente alternate Carmen Barbieri, Sara Borsarelli, Annalisa Dianti Cordone, Le Nochoice (Federica Tuzi e Merel Van Dijk), Luisa Merloni, Cristina Pellegrino e Guia Scognamiglio.

Lunga vita a questo oggetto non identificato che prende sempre più spazio e corpo. E grazie all’organizzazione di Diana Cagnizi sarà preso in scena.

Federico Betta