Probabilmente hanno ragione gli esponenti della destra radicale (CasaPound e Forza Nuova in primis) e parlamentare (Meloni e Salvini in particolare) quando sostengono che il governo ha avviato un percorso che nella sostanza obbliga i cittadini a vaccinarsi contro il Covid, che è, ricordiamolo, il virus responsabile di una delle più gravi pandemie degli ultimi cento anni. La questione, tuttavia, non sposta di una virgola la verità e cioè che l’obbligatorietà della vaccinazione, che andava casomai valutata sin dall’inizio ma i governi (Conte e Draghi) hanno scelto prudentemente la strada della progressività degli interventi, sarebbe assolutamente legittima e, per essere precisi, costituzionalmente prevista.

E allora vale la pena partire proprio dall’art 32 della Costituzione per comprendere come le dichiarazioni di questi giorni, sfociate in manifestazioni di piazza non autorizzate (Torino, Milano, Roma) e potenzialmente pericolose proprio per l’alta trasmissibilità delle nuove varianti del virus, siano del tutto fuorvianti. La presunta “dittatura sanitaria” che troverebbe conferma finale nell’obbligo del “green pass” ufficializzato dal presidente del Consiglio Mario Draghi a partire dal prossimo 6 agosto, anche per bar e ristoranti, è oggettivamente una mera iperbole retorica, spesso accompagnata da paragoni esecrabili (quello con la Shoah in primis), tanto da suscitare diffusa indignazione e sconcerto. E il sospetto che l’enfasi con la quale vengono trattati argomenti così delicati sia utilizzato come strumento di una precisa strategia per raccogliere consensi non solo tra i cosiddetti No-vax ma anche tra i tanti cittadini poco informati o confusi da una cattiva comunicazione, purtroppo, anche e soprattutto istituzionale, è particolarmente forte.

Ma veniamo all’Art. 32 che recita – “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”

Quello della salute, dunque, è un diritto fondamentale, l’unico così definito in tutta la Carta, e per questo va ritenuto inalienabile, intrasmissibile, indisponibile e addirittura irrinunciabile. Se è irrinunciabile, il Servizio Sanitario Nazionale, che è figlio della Costituzione, avrebbe in realtà l’obbligo di trattare con terapie farmacologiche e/o chirurgiche gli ammalati e, soprattutto, di prevenire le malattie con interventi di profilassi. Le vaccinazioni, in questo senso, sono uno strumento formidabile, riconosciuto a livello mondiale e utilizzato da oltre un secolo, e sono considerate tra le più grandi scoperte mediche fatte dall’uomo. Giuridicamente, tuttavia, secondo le prescrizioni dei padri costituenti di cui sopra, il trattamento sanitario può essere obbligato solo su disposizione di legge e quini dopo l’approvazione delle Camere. E così è già avvenuto in passato e avviene, basti pensare alle vaccinazioni da 0 a 16 anni, contro poliomelite, morbillo, difterite, tetano, epatite B, pertosse, morbillo, rosolia, parotite e varicella.  Ma c’è di più: è la stessa Corte Costituzionale a ribadire che l’obbligo vaccinale è conforme alla Costituzione come prevede l’art. 16 quando recita che “la libertà di circolazione – e quindi di socializzare – può essere limitata per ragioni di sanità, con la sola garanzia della legge” Del resto a riguardo suonano chiare le affermazioni dei più grandi giuristi italiani, per ultimo quelle del prof Sabino Cassese, giudice emerito della Corte costituzionale. In una lunga e interessante intervista del 27 luglio scorso a “Il Dubbio” sui temi caldi di questi giorni ha avuto parole precise e inconfondibili: “La Costituzione – ha affermato – dispone che possono essere introdotti trattamenti sanitari obbligatori, ponendo un solo limite: quello di farlo per legge. Quindi, richiede un intervento del Parlamento. Inoltre, la Costituzione stabilisce che la Repubblica tutela la salute, aggiungendo che lo fa sia per tutelare un diritto dell’individuo, sia per assicurare un interesse della collettività. La conseguenza di queste due disposizioni è molto chiara. Possono essere disposti trattamenti sanitari obbligatori” E infine: “Il green pass non comporta un obbligo generalizzato ma, come è stato osservato, costituisce un requisito o una idoneità. Così come si richiede la patente per poter guidare un’automobile in un luogo pubblico o aperto al pubblico, si richiede una vaccinazione e la relativa certificazione per poter frequentare cinema, discoteche, ristoranti, scuole”.

Rino Muoio