Se oggi in Calabria si distinguono ricercatrici, dirigenti d’azienda, studiose del diritto, artiste e letterate, e finanche – purtroppo – quelle che gestiscono le cosche di ‘ndrangheta, un tempo essere donna in questa terra rappresentava una sfida anche ai luoghi comuni, spesso vincente, e che comunque ha lasciato un segno.

Giovanni Minoli, nominato commissario (anche lui, ai commissari ormai siamo abituati) della Fondazione Calabria Film Commission per l’Audiovisivo nel 2020, partorisce il primo progetto, una serie di docu-film (“Donne di Calabria”) per raccontare il territorio legandolo ad alcuni personaggi femminili. Storie di donne note e meno note, caratterizzate dai valori della “calabresità” e fortemente “identitarie” del territorio, girate in luoghi molto belli della regione, tra i quali Crotone, San Sosti, Casali del Manco, Santa Caterina dell’Jonio, Scilla, Cosenza e San Giovanni in Fiore.
Sono sei le protagoniste di questa serie: Adele Cambria, Caterina Tufarelli Palumbo, Jole Giugni Lattari, Giuditta Levato, Rita Pisano, Clelia Romano Pellicano. Intellettuali e giornaliste, esponenti della politica locale e nazionale, della nobiltà, vittime delle lotte agrarie. Solo sei, ma simboleggiano l’attenzione che continua a essere rivolta alle donne calabresi dell’età contemporanea (ma ve ne sono altre, importanti, vissute nei secoli precedenti) in questi ultimi anni. 
C’è un testo, curato da tre giornalisti e scrittori, che ha aperto la strada verso questa “riscoperta”: è “L’ape furibonda” di Bruno Gemelli, Claudio Cavaliere e Romano Pitaro, nel quale si descrivono storie e personaggi che hanno “rotto” con successo gli argini che frenavano il mondo femminile. 
Ma, soprattutto, c’è un’istituzione, l’ICSAIC (Istituto Calabrese per la Storia dell’Antifascismo e dell’Italia Contemporanea), che attraverso i propri studi e i propri saggi, e soprattutto attraverso il Dizionario Biografico della Calabria Contemporanea, coordinato dal prof. Pantaleone Sergi, sta ponendo all’attenzione le figure di molte donne calabresi che, in ogni campo, hanno dato lustro e identità alla terra calabrese.

Difatti, sul Dizionario (che è in itinere e, pertanto, al momento solo on-line sul sito dell’Istituto) sono presenti da tempo le biografie di Giuditta Levato, Caterina Tufarelli Palumbo e Adele Cambria (2019), Clelia Romano Pellicano e Rita Pisano (2020), Jole Giugni Lattari (2021), così come molte altre, da Isabella de Rosis a Mia Martini, da Maria Elia de Seta Pignatelli a Isabella Loschiavo, da Adele Marra a Giuditta Martelli, da Teresa Notarianni ad Anna Maria Nucci, da Bianca Ripepi a Lydia Serra Toraldo, da Giusi Verbaro a Emilia Zinzi e tante altre. Peraltro, l’ICSAIC, proprio di recente, ha fornito documentazione e notizie a Rai-Storia per la realizzazione di un programma andato in onda il 19 luglio di quest’anno dal titolo “Le donne nelle Istituzioni”.
Tornando al progetto di Minoli, fa piacere il coinvolgimento di alcuni registi calabresi (Saverio Tavano, Domenico Modafferi, Enzo Russo, Mario Vitale, ma non i maestri Gianni Amelio e Mimmo Calopresti) e soprattutto delle sceneggiatrici, donne calabresi di nascita o di adozione (Giulia Zanfino, Celeste Costantino, Angelica Artemisia Pedatella, Esmeralda Calabria). 
Ma, proprio ai fini dell’identità territoriale, nonostante la bravura delle attrici scelte (Margareth Madé, Camilla Tagliaferri, Eleonora Giovanardi, Tea Falco, Marianna Fontana e la Rocio Muñoz Morales che ha interpretato con Raoul Bova il discusso spot promozionale autunnale della Regione Calabria del 2020), sarebbe stato preferibile – citando indegnamente Pirandello – per questi sei personaggi andare in cerca non di autori ma delle tante brave e note attrici calabresi che orbitano nel mondo del cinema e delle fiction televisive.
Letterio Licordari