La letteratura sulle restrizioni legate alla pandemia, così come la musica, la pittura e le altre espressioni artistiche, è divenuta alquanto corposa e nel tempo testimonierà i disagi di chi ha vissuto questi anni auspicando che possa essere maieutica per le future generazioni. Non solo romanzi, saggi, canzoni, dipinti, anche fotografie, che – in fondo – sono le espressioni più immediate, dirette, quelle che colgono istanti che non tornano più.

E’ così che Danilo D’Auria, fotografo che si occupa prevalentemente di eventi del mondo dello spettacolo (è sua la foto che ritrae l’attrice Claudia Conte) e che ha collaborato con Repubblica XL, Vinile, Marie Claire, Sette ed altre testate, ha realizzato un servizio fotografico che ha per protagonista sé stesso, durante i “lockdown”, dal marzo del 2020 in poi. Romano, ma originario di San Nicola Arcella (il borgo del tirreno cosentino noto ovunque per l’Arco Magno), D’Auria ha tratto ispirazione dai social (che non sono sempre messaggeri di negatività, di odio e di fake news) per “fotografare” la natura del popolo italico, tra l’ironia e la paura di non farcela, tra la solidarietà e la follia, tra la solitudine e l’ansia, in buona sostanza il pensiero di non poter neppure ipotizzare il futuro. Gli autoritratti mettono in evidenza, documentandoli con sottile ironia, i comportamenti dell’italiano medio in quarantena. Ne sono scaturite immagini nelle quali non sono in pochi a riconoscersi, passando dal “lettore” al lavoratore in “smart working”, dal “costruttore di librerie” al “fabbricante di mascherine” fai-da-te, passando per “l’ipocondriaco”, “il patriota delle 18:00” e tanti altri “personaggi”.

Da questa raccolta è scaturita la pubblicazione del libro “Io resto in casa – La serie”, una raccolta che vuole essere una testimonianza di questo periodo nella speranza di poterle riguardare con un sorriso e con leggerezza ma non senza le stesse emozioni e la stessa capacità di resilienza. Ma Danilo D’Auria, al rallentamento delle restrizioni, ha creato anche il “lato B” del suo progetto, quello dal quale traspare un ragionato ottimismo, attraverso la raccolta “Io esco di casa – La serie”, che è il naturale corollario della prima. Le ansie e le paure sono state quasi esorcizzate quando si è potuto mettere il naso fuori di casa, un desiderio prima frenato, la ripresa agognata di una vita orientata all’auspicata normalità. Qui, quasi a spezzare la solitudine delle costrizioni casalinghe, non solo autoritratti, ma finalmente altra gente, il ritorno alla voglia di socializzare e le attività lavorative che sono “risorte”. Tra i protagonisti “il pizzaiolo”, “l’operatore turistico”, “il parrucchiere”, “il tassista”, “il commerciante”, “l’estetista”, visti con ironia ma con la drammaticità della realtà successiva al fermo delle loro occupazioni. Due lavori di pregevole fattura che stanno ottenendo successo, D’Auria, peraltro, non è nuovo a riconoscimenti importanti per la sua professione e proprio lo scorso anno con “Io resto a casa – La serie” è risultato vincitore al TIFA 2020 (Tokyo International Foto Awards) nella categoria “self portraits”.

Letterio Licordari