Nando Castagna, catanzarese con l’hobby della storia locale, non è un necroforo. Tuttavia sostiene, con ragione, che i cimiteri sono dei libri aperti. Soprattutto nelle città che hanno alle spalle una storia ricca, come a Catanzaro. Terreno di indagini costanti da parte del Nostro, che ha alle spalle dei saggi importanti sulla seconda guerra mondiale; in
particolar modo sui bombardamenti alleati su Catanzaro nell’estate del 1943.

Castagna in suo scritto così esordiva: «A chi visita il cimitero della nostra città non sarà sfuggita, alla fine del viale alberato che porta alla Chiesa, una tomba in marmo bianco, posta sulla nuda terra, con una semplice epigrafe in lingua francese “Le General Sherif Pasha”. Ma chi era questo personaggio che un amaro destino aveva portato a morire nella nostra città? Me lo sono chiesto tante volte perché, spesso, i cimiteri, con le loro silenziose testimonianze, sono preziose fonti storiche per tutti gli studiosi in genere». L’autore svela il mistero: «Mohammed Sherif Pasha, questo era il nome completo, era nato nel 1865 a Uskudar, Istanbul. Figlio di Said Pash Kurd, discendeva da un’importante e nobile famiglia del Kurdistan. Era stato nominato, all’inizio del XX secolo, ambasciatore turco a
Stoccolma. Dopo la rivoluzione in Turchia del 1908, Mohammed Sherif Pasha ritornò in Turchia e guidò il ramo politico del “Comitato dell’Unione e del Progresso”. Ben presto, Pasha si allontanò da questo movimento politico non condividendo la presenza, in esso, delle forze militari ottomane che cercavano di condizionare la politica della Turchia. Rifugiatosi a Parigi, cercò di costituire un partito d’opposizione in esilio, fondando anche un giornale, in lingua turca, il “Mesrutyet”.

Per questo motivo, fu organizzato, dai servizi segreti turchi, un tentativo per assassinarlo, complotto che per fortuna fallì. Il 10 ottobre 1915, Sherif Pasha, in un articolo pubblicato dal New York Times, denunciò all’opinione pubblica mondiale, i massacri sugli armeni, denunziando l’intenzione del partito dei “Giovani Turchi” di sterminare l’intero popolo armeno. Nel 1918, sempre a Parigi, Mohammed Sherif Pasha aderì al movimento “Teheran Cemiyeti del Kurdistan” che auspicava un
accordo con la delegazione degli armeni all’estero, al fine di creare uno stato Kurdo ed uno stato Armeno. Questo tentativo causò una violenta reazione politica non solo a Istanbul ma in tutta la Turchia che costrinse Pasha a rinunciare al progetto di uno Stato curdo e rimanere per sempre in esilio».
Problema ancora attualissimo.
Cosa portò questo personaggio a raggiungere Catanzaro per poi morirvi il 22 dicembre 1951? «Furono – segnala l’autore – , come spesso capita nella vita, motivi sentimentali che portarono sua figlia Melek Cherif Pasha, Principessa del Kurdistan, a sposare un giovane catanzarese appartenente a una delle famiglie piĂą nobili della cittĂ , per stabilirsi
col consorte, in un palazzo del centro storico. Probabilmente, l’illustre genitore, ormai ottantaseienne, trovò la morte a Catanzaro durante una visita paterna alla giovane Principessa. L’epigrafe in lingua francese scolpita sulla tomba, si spiega, infine, con la lunga permanenza in Francia di Mohammed Sherif Pasha e con il ruolo di ambasciatore rivestito dallo stesso e in diplomazia, la lingua, allora comunemente usata, era il francese. Sempre in lingua francese è una bella dedica a lui dedicata, scritta da Claude Farrére, un Accademico di Francia, nel 1949, un vero attestato di stima per l’opera svolta, in
favore del suo popolo». Oggi il cenotafio è vuoto. Si dice che la tomba del Pasha sia stata fatta trafugare dall’allora re Faruk morto nel 1965.

Bruno Gemelli