«Settembre, andiamo. È tempo di migrare./ Ora in terra d’Abruzzi i miei pastori/ lascian gli stazzi e vanno verso il mare:/ scendono all’Adriatico selvaggio/ che verde è come i pascoli dei monti./ Han bevuto profondamente ai fonti/ alpestri, che sapor d’acqua natia/ rimanga ne’ cuori esuli a conforto,/che lungo illuda la lor sete in via./ Rinnovato hanno verga d’avellano […]».

Quando si parla di transumanza la mente va alle reminiscenze scolastiche. A Gabriele D’annunzio, in questo caso.

La transumanza, com’è noto, è un’antica pratica pastorale di migrazione stagionale del bestiame lungo i tratturi e verso condizioni climatiche migliori. Consisteva nel far migrare gli animali dai pascoli in quota dei monti abruzzesi e molisani, a quelli più miti del Tavoliere delle Puglie e del Gargano. C’è stata, e in parte c’è ancora, una transumanza calabrese che due intellettuali hanno trasformato in evento culturale attraverso una mostra e poi in un libro di 200 pagine che in questa calda estate viene presentato in giro per la Calabria. Il saggio, dal titolo “Figli del Minotauro/Storie di uomini e animali “,  è stato curato da Eugenio Attanasio  e Antonio Renda. Il primo è un cinefilo, presidente della Cineteca della Calabria, regista, critico  e autore. Il secondo è un fotografo di arte e di storia; per lunghi anni ha collaborato con Antonio Panzarella.

In questa performance  la transumanza assume anche una metafora del cammino dell’uomo e del bovino, iniziato diecimila anni fa con la domesticazione. 

La transumanza è divenuta patrimonio mondiale dell’umanità in seguito alla dichiarazione dell’Unesco e, oggi, la mostra dei due autori, che hanno anticipato l’uscita del saggio, proponendo una serie di pannelli con immagini molto suggestive che richiamano aspetti ancora in vita del mondo silvopastorale che vedono come protagonisti i fratelli Mancuso, allevatori di Marcedusa, con la migrazione degli animali dalla Valle del Crocchio alla Sila Piccola.

Dopo la prefazione, il libro consta di quattro capitoli.

1° Nella preistoria  (L’arte del paleolitico – La grotta del romito – Le raffigurazioni di Altamira e Lescaux – Le origini dell’allevamento – Il tempio di GobekliTepe -CathalHuyuk – La Domesticazione del bovino).

2° II Tra Mitologia e Iconografia (Culto del toro nel mediterraneo – La taurocatapsia – In Calabria – Il mito del minotauro – La tauromachia)-

3° Storia dell’allevamento in Calabria (Cenni sull’allevamento bovino in Calabria – Grimaldi: agricoltura calabrese nel 700 – Transumanza e nomadismo – I pastori – Adattamento del bovino podolico al pascolo silano).

4° La transumanza oggi patrimonio Unesco dell’umanità (Un anno sull’altopiano – Suoni della transumanza),

A chiudere preziose fonti bibliografiche.

Ha scritto l’agricoltore James Rebanks,ne la “Vita di un Pastore”: «Niente inizia e niente finisce. Il sole sorge e tramonta ogni giorno, le stagioni vanno e vengono. I giorni, i mesi e gli anni vedono alternarsi sole, pioggia, grandine, vento, neve e ghiaccio. La Terra ruota nell’immensità dello spazio. L’erba va e viene con il calore del sole. Le fattorie e le greggi restano, più della vita di una singola persona. Nasciamo, viviamo, lavoriamo e moriamo, spazzati via come le foglie di quercia portate dal vento sulla nostra terra in inverno. Ciascuno di noi è una minuscola parte di qualcosa che permane, qualcosa che è solito, reale è vero. Il nostro stile di vita rurale ha radici che affondano da oltre 5000 anni nel suolo di questa regione».

Bruno Gemelli