Se non si ha la consapevolezza che questa pandemia (si spera ovviamente in forme diverse e meno emergenziali) è destinata a durare per un tempo indefinito, forse anche decenni, e che la lotta contro il Coronavirus rappresenta la sfida globale più difficile di questa generazione, rischiamo di non aver capito nulla di ciò che sta succedendo.

Questo virus, come i suoi progenitori e i suoi inevitabili successori si combatte in un solo modo, con i vaccini e con il tracciamento per evitare il suo diffondersi e il suo variare in forme più aggressive e pericolose. Questo ce lo dicono la scienza e la storia che, come è noto, ci indicano con chiarezza tendenze abbastanza precise ma non sono mai verità assolute. Tutto ciò premesso le polemiche ora contro le mascherine, ora contro i vaccini e ora contro il cosiddetto green pass non sono soltanto prive di fondamento anche sul piano della logica elementare, ma anche pericolose per il messaggio irresponsabile che lanciano. Lo dico con il massimo rispetto, ma in questo senso trovo la posizione assunta da buona parte del mondo sindacale soprattutto della scuola, espressa anche da Landini in una recente intervista, contro le sanzioni previste per i lavoratori sprovvisti di green pass, profondamente sbagliata. Anzi dal sindacato mi sarei aspettato una battaglia esattamente al contrario, a partire dal pretendere addirittura l’obbligo vaccinale svolgendo così la funzione essenziale propria di un sindacato, cioè quella di difendere e tutelare la salute e la sicurezza dei lavoratori sul posto di lavoro. Né vale l’osservazione che le sanzioni sono inutili perché quasi il 90 per cento (a dire il vero solo in alcune regioni) degli operatori della scuola si è vaccinato. È del tutto evidente infatti che senza sanzione nessuna norma ha senso, anzi si finisce per mortificare il virtuoso e premiare e incentivare il furbetto. Il green pass è una soluzione basata sul semplice e puro buon senso: chi non si vaccina (al netto di coloro che non possono per ragioni di salute, resta comunque una scelta legittima e da rispettare) deve consentire di essere “tracciato” al fine di evitare la diffusione del contagio. I dati ci consegnano due evidenze innegabili: i contagi crescono tra i giovani non vaccinati e i non vaccinati sono coloro che si ammalano più gravemente e purtroppo muoiono. La libertà in tutte le democrazie moderne si basa sul principio della garanzia della libertà dell’altro da sé, e quindi sulle leggi e sulle regole. Soprattutto nei momenti di emergenza. Strizzare l’occhio a minoranze rumorose che affermano il principio della non regola è atto irresponsabile, soprattutto da parte di chi è chiamato a svolgere funzioni pubbliche ed è classe dirigente. Vale per la politica, per il mondo delle imprese, per il sindacato, per ogni singolo cittadino. Che sarebbe successo negli anni ‘70 se, per tenersi qualche tessera nella cosiddetta “zona grigia” il sindacato, tutto, non avesse condannato (pagando anche un duro prezzo in termini di vite umane) il terrorismo ? Questi temi sono centrali se vogliamo uscire, finalmente, da questa emergenza. O qualcuno pensa che si possa continuare a chiudere scuole, fabbriche, attività commerciali e vivere di sussidi consegnando intere generazioni all’inedia economica, sociale e culturale ? Beh, spero che davvero nessuno lo pensi e consideri il green pass solo un modo per tornare gradualmente a quella normalità che questa pandemia ci sta negando da oltre due anni.


Gabriele Petrone