E’ arrivato il giorno del silenzio. Chiaramente, il riferimento è alla “riflessione” che gli elettori devono (dovrebbero) fare prima di azionare il proprio diritto-dovere di scegliere i rappresentanti nei civici consessi o, per quanto attiene alla Calabria, a Palazzo Campanella e alla Cittadella di Germaneto.

Gesù Cristo pregava nel deserto in silenzio, Buddha meditava in silenzio sulla sponda del fiume Nairanjana, Maometto lo faceva nelle grotte del Monte Hera, Lao-Tse sulle montagne della Cina. Il silenzio era proprio di San Francesco d’Assisi, nonché di Gandhi e di Madre Teresa di Calcutta, che l’hanno eletto a virtù.

Ma sappiamo bene che i “profani” impegnati nell’agone elettorale non lo osserveranno, e non solo perché non possono essere avvicinati ai mistici anzidetti, ma perché anche se stessero zitti ci sarebbero i soliti furbi che avrebbero campo libero nel parlare, ciarlare, urlare. Sarebbe una “legittima difesa”, quindi, quella di non osservare il silenzio. Degli esempi, però, non è che se ne curino tanto, se la “barbara” consuetudine (peraltro spesso ignorata da chi dovrebbe esercitare i controlli) dell’affissione dei manifesti per la propaganda diretta negli spazi previsti per legge diventa prassi consolidata e sempre più marcata man mano che passano gli anni.

Chi ha fatto il servizio militare ricorda la tromba che suonava il silenzio fuori ordinanza al termine della giornata. Il silenzio, secondo un proverbio popolare, è d’oro (anche se non è certo il tesoro di Alarico…). E poi il silenzio – secondo lo scrittore tedesco Ernst Ferstl – non fa domande, ma può darci una risposta a tutto. E gli elettori si chiedono se tra le risposte di un silenzio possano essere comprese anche quelle che i candidati eletti, a fronte delle promesse formulate, riusciranno a dare. Domenica e lunedì aspettiamoci pacche sulle spalle e sorrisi da pubblicitĂ  del dentifricio davanti ai seggi o nelle immediate vicinanze. Le ennesime repliche di spettacoli teatrali le cui battute conosciamo a memoria. E poi ci saranno vincitori e vinti, prosecchi e lacrime, il silenzio si romperĂ  ufficialmente e si potrĂ  tornare a gracchiare…e se il popolo chiederĂ  sesterzi che li chieda pure…
Letterio Licordari