Oggi e domani si svolgono i ballottaggi delle elezioni amministrative in molte città italiane. I comuni interessati sono 65 su tutti spiccano Roma, Torino e Cosenza.

Con l’introduzione della legge Ciaffi nel 1993, l’elezione del sindaco è diretta: i cittadini, oltre a votare i consiglieri delle liste collegate al candidato sindaco, votano direttamente il primo cittadino; dando così più potere politico all’aspirante sindaco a differenza di quanto avveniva nella Prima Repubblica, dove i partiti che vincevano nominavano il primo cittadino in Consiglio comunale.

Ancora: sono stati previsti due turni elettorali: si è proclamati vincitori se al primo turno si raggiunge il 50%+1 dei voti validi; in caso contrario, si procede al secondo turno, detto anche ballottaggio: vince il candidato sindaco che ottiene più voti.

Destra e sinistra alle amministrative

Per i comuni sopra i 15.000 abitanti  è previsto un turno di ballottaggio se nessuno dei due candidati a sindaco raggiunge la maggioranza assoluta dei voti al primo turno. È proprio nel ballottaggio, infatti, che si sono verificate rimonte clamorose nel corso degli anni.

Analizzando un grafico edito dal Corriere della Sera, è possibile riassumere l’esito delle 128 elezioni amministrative svoltesi dal 1993 nelle venti più grandi città italiane, dove si concentra una popolazione di circa 10 milioni di elettori. Il primo dato che spunta da una lettura attenta è il seguente: la prevalenza dei successi del centrosinistra, 78 in totale, vincitore in più della metà delle tornate, è riscontrabile al ballottaggio (40 tornate), invece che al primo turno (38). Al contrario, il centrodestra tende ad affermarsi direttamente al primo turno. Su 37 tornate elettorali vinte, 19 vittorie sono state conquistate al primo turno, specie nelle città meridionali, 18 al ballottaggio, stavolta nelle città del Nord.

Fanno riflettere, nonostante una più giovane età politica, le sole 3 vittorie del M5S (Pizzarotti a Parma nel 2012, Raggi e Appendino a Roma e Torino nel 2016), esempio plastico delle difficoltà del Movimento nelle consultazioni locali a differenza del boom ottenuto alle politiche del 2018.

Le rimonte ai ballottaggi

Nel totale dei 70 ballottaggi analizzati dal 1993 ad oggi per quanto riguarda le elezioni amministrative, sono 20 le rimonte rispetto al primo turno: 9 per il centrosinistra, 5 a testa per il centrodestra e i candidati indipendenti, 1 per il M5S.

I casi più celebri: Roma e Torino

Nelle elezioni amministrative del 2008 per il Campidoglio, il primo turno si chiuse con il vantaggio di Rutelli su Gianni Alemanno: Rutelli chiuse con il 45% di voti validi contro il 40 di Alemanno. Al ballottaggio la situazione si capovolse: Alemanno ottenne la carica di primo cittadino con il 53% dei voti contro il 46% del sindaco uscente Rutelli.

A Torino invece, il candidato del centrosinistra, Valentino Castellani, prevalse in due tornate al ballottaggio senza mai essere il favorito al primo turno.

Nel 1993 viene eletto sindaco di Torino, sostenuto da una coalizione di centro-sinistra formata da PDS, Verdi e Alleanza per Torino. Al primo turno, Castellani ottenne il 20,3% dei voti, a fronte del 36% di Diego Novelli, sostenuto principalmente da La Rete e da Rifondazione Comunistaal ballottaggio riportò la vittoria contro Novelli ricevendo il 57,3% dei voti.

Dopo il primo mandato, alle elezioni del 1997 il centro-destra presentò un candidato di peso, l’ex ministro Raffaele Costa. Ma Castellani la spuntò di nuovo al ballottaggio per pochi voti, con il 50,4 per cento dei consensi contro il 49,6 del suo rivale e uno scarto ancora inferiore a quello del 1993 (4.700 voti).

In sostanza, c’è ancora un clima di insicurezza per le amministrative. Con il ballottaggio tutto può cambiare da un giorno all’altro, ci saranno rimonte clamorose oppure conferme già scritte? Domani avremo la risposta al quesito.