Ballare da sole in una stanza, suonare la batteria anche se sei donna, vestirsi e truccarsi in maniera eccentrica senza pensare ai kili di troppo, sono queste le immagini prorompenti e anticonvenzionali che emergono nel promo di X Factor 2021, lo show musicale in onda su Sky, pedana e palcoscenico di talenti in erba della Musica.

Ad accompagnare i giovani esordienti con una formula nuova saranno anche quest’anno: Mika, Manuel Agnelli, Emma Marrone e Hell Raton, ma lo faranno con un passo nuovo e deciso, ispirandosi allo slogan del format: “Come as you are”. Libero di essere chi sei. Sempre.

Uno slogan che trae ispirazione da una canzone del celebre gruppo grange statunitense dei Nirvana che recitava: “Come doused in mud, soaked in bleach”, vieni bagnato nel fango, imbevuto nella candeggina..

Nessuna etichetta, nessuna barriera, nessuna categoria. L’arte d’altronde rifugge da qualunque classificazione.

L’esperienza di talent come Xfactor ha insegnato come fenomeni definiti “da baraccone” leggi Maneskin, con la loro immagine rock, paladini contro mode, stereotipi e luoghi comuni, hanno dimostrato di conquistare il tetto del mondo, creando fenomeni di emulazione persino in Corea.

Se vale per loro “lo zitti e buoni”, può valer per tutti quelli che credono nei propri sogni, a volte boicottati.

Ma per avere successo basta avere solo il talento? Per saper essere qualcuno è necessario saper essere sé stessi? Ed ancora in una società liquida, segmentata, photoshoppata, postata, in cui reale e virtuale si confondono, quanta verità c’è, quanta unicità nella vita delle persone?

Nell’era degli influencer che condizionano tanto e spesso gli stili di vita, le abitudini, distinguersi dalla massa a volte necessita di un percorso più lungo, di una gavetta che mette alla prova il progetto e l’identità. Ma bisogna riconoscere anche il fatto che le categorie sono sempre esistite, determinando fenomeni di emarginazione e disagio.

La forza di ciascuno sta nel motto “conosci te stesso” diffuso già nell’antica Grecia, come dimostra la scritta sul tempio dell’Oracolo di Delfi.

La conoscenza di sé stessi è il pilastro di tutte le virtù ed è il primo passo importante da fare se si vuole vivere sempre in modo autentico.

Ma essere sé stessi non è facile. Soprattutto perché si è stati abituati fin da piccoli a seguire dei canoni precisi: comportarsi in un certo modo, rispondere in una determinata maniera, mostrarsi accondiscendenti anche quando non si è d’accordo con qualcuno, camuffare i difetti per piacere di più ed una serie di altri atteggiamenti che ci hanno insegnato soltanto “perché così si fa”.

“ll pensiero di voler (o dover) raggiungere la perfezione inquina le nostre vite e i nostri rapporti, fin dall’infanzia– lo dice Ilaria Albano, psicologa pugliese trapiantata a Milano La perfezione è un nemico nascosto che accompagna le nostre attività a scuola e nel gioco, quando il nostro quaderno non è mai abbastanza ordinato rispetto a quello degli altri o quando non ci sentiamo mai abbastanza “bravi come loro” a saltare la corda, a disegnare o a ricordare una canzone.

Quella di non sentirci “mai abbastanza” è una delle conseguenze più dolorose del crescere guidati dall’ideale di perfezione e questa sensazione accompagna le nostre vite anche in età adulta. E, allora, ci impegniamo nella ricerca ossessiva di approvazione da parte degli altri, ci perdiamo nei confronti, anche in ambiti per noi di poco importanti, e convalidiamo i nostri pensieri e giudizi in termini assolutistici, “tutto o niente”, incrementando il nostro sdegno per il fallimento e pretendendo che ci debbano essere le condizioni perfette per dare inizio alle nostre azioni. È proprio qui che l’educazione al perfezionismo si scontra con il coraggio. Perché la paura di fallire è ciò che più blocca le nostre azioni.

Essere coraggiosi significa concedersi il lusso di sbagliare, di cambiare idea, di dare una forma incoerente al nostro percorso: l’unico modo per iniziare è mettere in conto un certo grado di imprecisione e incompletezza. Si può sbagliare: è questo il messaggio che la società dovrebbe trasmettere”.

Si può sbagliare, si può fallire ma la libertà di essere una pecora nera, magari con l’Xfactor, farà dei capolavori di unicità e purezza…parla, la gente purtroppo parla, non sa di che cosa parla, tu portami dove sto a galla che qui mi manca l’aria”.

Rossana Muraca