Nel secondo trimestre 2021, rileva l’Istat, l’input di lavoro utilizzato complessivamente dal sistema economico (espresso dalle ore lavorate di ContabilitĂ  Nazionale) registra una decisa ripresa rispetto sia al trimestre precedente (+3,9%), sia allo stesso trimestre del 2020 (+20,8%).

Il numero di occupati, stimati dalla Rilevazione sulle forze di lavoro al netto degli effetti stagionali, è pari a 22 milioni 785 mila, in crescita rispetto al primo trimestre 2021 (+338 mila, +1,5%). L’aumento riguarda i dipendenti permanenti (+80 mila, +0,5%), gli indipendenti (+33 mila, +0,7%) e, soprattutto, i dipendenti a termine (+226 mila, +8,3%).

L’aumento, che coinvolge entrambe le componenti di genere e caratterizza tutte le ripartizioni, è più marcato tra i 15-34enni (+1,5 punti) rispetto ai 35-49enni (+0,8 punti) e ai 50-64enni (+0,7 punti). Il tasso di disoccupazione, dopo la crescita dello scorso trimestre, torna a diminuire portandosi al 9,8% (-0,3 punti in tre mesi); in calo anche il tasso di inattività (-0,8 punti, al 35,6%).

Nelle imprese dell’industria e dei servizi prosegue, su base congiunturale, la crescita delle posizioni lavorative dipendenti, che registrano una variazione positiva dello 0,7%, con un aumento sia della componente a tempo pieno (+0,6%), sia di quella a tempo parziale (+0,9%). Su base annua le posizioni lavorative dipendenti segnano una crescita particolarmente consistente – aumentando nel totale del 3,6% – di simile intensitĂ  per entrambi le componenti dell’occupazione (+3,5% full time, + 3,9% part time).

Il monte ore lavorate mostra un aumento di +3,9% rispetto al trimestre precedente e uno straordinario incremento tendenziale pari a +31,9%, effetto del confronto con il valore minimo del secondo trimestre 2020. In aumento anche le ore lavorate per dipendente, che crescono del 3,4% su base congiunturale e del 29,2% su base tendenziale. Rispetto al secondo trimestre 2020, le ore di cassa integrazione (Cig) diminuiscono di 259,3 ore ogni mille ore lavorate.

Infine, persiste la sostenuta crescita delle posizioni in somministrazione, con una variazione del 5,3% in termini congiunturali e del 38% su base annua, evidenziando non solo un effetto di rientro del calo registrato nello stesso trimestre dell’anno precedente, ma anche un importante segnale di ripresa della domanda di lavoro.

L’indice destagionalizzato del costo del lavoro per Unità di lavoro dipendente (Ula) aumenta in termini congiunturali dello 0,6%, a seguito dell’aumento sia delle retribuzioni (+0,7%) sia degli oneri sociali (+0,3%). Su base annua il costo del lavoro si riduce del 3,1%, sintesi di un calo sia delle retribuzioni (-2,3%) che degli oneri (-5,4%).

Il tasso di posti vacanti, pari all’1,8%, mostra una crescita sostenuta (+0,6 punti percentuali rispetto al primo trimestre 2021), raggiungendo un livello mai registrato dal 2016 (anno di inizio della serie); in termini tendenziali, si osserva una ripresa eccezionalmente marcata del tasso, pari a 1,0 punto percentuale.

Lucia Ammirato