Primo giorno di scuola dell’anno 21/22. Occhi aperti prima della sveglia, eppure l’arrivo è trafelato per il gran traffico lungo la strada. Niente caffè, niente chiacchiere con i colleghi abbronzati e, ancora per pochi giorni, belli radiosi e pieni di buoni propositi. Tutto come sempre, quindi.

No, mi sbaglio, qualcosa di nuovo c’è e di colpo mi assale l’ansia da esaminanda: oggi debutto a scuola con il mio green pass. Oddio avrò preso il cellulare? Frugo nella borsa trattenendo il respiro. Tiro fuori di tutto di più. Fazzoletti, portamonete, mentine, mascherina, la mascherina di riserva, la bustina vuota che conteneva la mascherina del giorno prima, l’agenda (ebbene sì, ci sono insegnanti ancora affezionati al taccuino analogico), penna nera, penna rossa, il tappo della penna blu, uno scontrino, trucchi usati per imbellettarmi ai semafori, ancora uno scontrino, e poi finalmente dal fondo degli inferi della mia borsa riemerge integro, e per fortuna carico, il mio telefono. Il tempo di tirare un sospiro di sollievo e già mi si para davanti un nuovo disordine cosmico, quello delle centinaia di foto del mio smartphone che aspettano da anni di essere sistemate. Il collaboratore scolastico mi guarda un po’ preoccuato, un po’ in cagnesco (intuisco che ha fretta di andare, deve aprire i cancelli per far entrare i ragazzi). Sì, lo so, starà pensando che sono sprovvista di certificazione verde, che il vaccino non l’ho voluto fare perché immagina che io sia una fifona o una insospettabile no vax e terrapiattista. Dove avrò archiviato il QR Code della discordia nazionale? In galleria, certamente. Ma quando? Scorro i giorni, le settimane. Tra l’immancabile foto di un tramonto al mare e del gatto immortalato a contemplare un malcapitato geco senza coda, spunta finalmente l’agognato codice.  Ce l’ho, ce l’ho! Lo esibisco tutta fiera e orgogliosa. Mi sento una cittadina modello. Ho fatto bene i compiti, l’esame di ammissione è superato.

Se solo penso a quanto mi è costata questa promozione. Ben due dosi di vaccino Astrazeneca. A-STRA-ZE-NE-CA, accipicchiolina. Due iniezioni ricevute nel pieno della bufera che ha travolto il preparato di Oxford. Quattordici giorni prima e altri quattordici poi attendendo il coccolone (per dirla alla Massimo Galli). Ore e ore trascorse sui siti specializzati (pochi) e non specializzati (molti) a informarmi sulla sicurezza del vaccino, tra un continuo alternarsi di rassicurazioni e allarmismi. Lo riconosco, non mi sono vaccinata a cuor leggero. Ho avuto paura e un po’ me ne vergogno, ma davvero continuo a credere che la comunità scientifica in quel periodo abbia dato il peggio di sé. Difficile che gli insegnanti italiani non fossero preoccupati e arrabbiati.

E in effetti un po’ cavie lo siamo state: la prima categoria lavorativa a essere immunizzata con il vaccino a vettore virale che non voleva nessuno, e adesso la prima ad avere l’obbligo di esibire sul luogo di lavoro il QR Code.

Visto che le cose tutto sommato sono filate lisce (tipo niente code e assembramenti davanti agli edifici scolastici, nessuna manifestazione di protesta, nessun intoppo ai controlli), il governo ha ben pensato di estendere l’obbligo del green pass ad altre categorie lavorative. E anche se le cose non stanno proprio così, io un po’ pioniera mi ci sento. E’ successo con il vaccino e ora anche con la certificazione verde. Saremo per caso anche fra i primi a ricevere la terza dose? Di certo la guerra tra poveri diventa sempre più aspra. Intorno a me vedo emergere le paure più irrazionali, esplodere tensioni latenti. Secondo alcuni mi sarei inchinata al potere della dittatura sanitaria, nascondendo la testa sotto la sabbia. Bah. Un’idea precisa non me la sono ancora fatta, tante cose di quello che è a tutti gli effetti un obbligo vaccinale mascherato non mi piacciono, ma una certezza ce l’ho: se tutto questo servirà a poter guardare finalmente in faccia i miei studenti e ad ascoltare le loro voci senza alcuna barriera, allora il presunto sacrificio della mia libertà avrà avuto un senso. Viva il green pass, viva la dittatura.

Alessandra Moraca