Nel 1957 venne proiettato a Cosenza “Trapezio”, di Carol Reed, con Burt Lancaster, Tony Curtis, Gina Lollobrigida, un film di cui non meriterebbe si parlasse-anche se Reed qualche buon film poi lo fece e Burt Lancaster di li’ a qualche anno ci avrebbe regalato uno splendido principe nel Gattopardo-se non fosse che si inaugurò una nuova sala, con quella proiezione. E io c’ero.

All’ingresso di quello stesso cinema, oggi, accanto alla cassa campeggia un poster cartonato di grandi dimensioni e riporta la gigantografia del pubblico che occupa la tribuna gremita di quel 1957: mi sono cercato ma non mi sono rintracciato, ero piccolo. Mi hanno assicurato-sono di casa in quel cinema come in tutti dell’area urbana cosentina-che l’anno prossimo, al 65mo anniversario ci sarà una cerimonia speciale: mi sono autinvitato e mi hanno assicurato che non c’è bisogno, che sono invitato già da adesso.
Verificato il green pass, mascherina sul volto, ho fatto il biglietto e sono entrato.

Mancavo da maggio al cinema, ma era un’altra sala, un altro film, e a sua volta era dopo quindici mesi, un po’ intimidito come un’esordiente al gran gala. Una mezza delusione. Questa volta invece era Dune, e per prepararmi avevo rivisto il giorno prima il dvd del film di Lynch-una vita fa-e sfogliati i libri di Frank Herbert da cui i film sono tratti. Copertina dorata, in bell’evidenza, solo sfogliati: ma è bastato ad immergermi nell’atmosfera giusta.

Nel cinema, in platea, al film di Villeneuve, eravamo non più di 12-14 persone e nella mia mente mentre passava sullo schermo qualche trailer-il film di Moretti, il film calabrese premiato a Venezia… -ho rivisto immagini di sale stracolme, di cineforum con dibattiti, di feste vere e proprie com’era ogni qualvolta andavo al cinema. Compreso “Boccaccio 70”, ch’era vietato e non mi volevano fare entrare: avevo i calzoni corti. 
Dopo tre ore mi sono alzato, a malincuore, uscendo ho ringraziato gli addetti, salutato il proprietario e, devo dire, un po’ commosso mi sono avviato verso casa. In tv avrei visto un altro film ma non sarebbe stata la stessa cosa.

Massimo Veltri