La lunga quaresima della musica live era finita la scorsa estate ma ad artisti e promoter, che attendono il nuovo responso del Cts per capire che fine faranno in autunno, il contentino della capienza ridotta adesso non basta più.

Penultimo comparto produttivo a tornare in pista dopo l’ennesima stretta della pandemia (mancano soltanto le discoteche, che riapriranno i battenti entro ottobre) quello degli eventi dal vivo è stato un ritorno a metà, subito contestato per le limitazioni spesso paradossali che di fatto hanno causato un domino di rinvii e annullamenti di tour.
Con la prima entrata in vigore del green pass, il 6 agosto, su spettacoli teatrali e concerti si sono abbattute le restrizioni più onerose del settore. Intanto perché l’obbligo di riempire le sedi non oltre la metà dei posti disponibili ha reso impraticabile la gestione economica di ospiti dal cachet importante: calcolatrice alla mano, anche la migliore previsione di guadagno fino al sold out non permette neanche di rientrare sulle spese e pagare i fornitori di attrezzature e le maestranze, che nei grandi eventi sono numerose e rappresentano migliaia di famiglie italiane lasciate senza reddito. E fuori da ogni ipocrisia buonista, non sempre ci si può aiutare a vicenda. Il periodo non è quello giusto per proporre biglietti rincarati, né gli artisti, reduci da oltre un anno di lavoro a singhiozzo, sono disponibili ad accettare tagli di compensi.
Altro ostacolo a una vera ripartenza è stato il green pass stesso, reso obbligatorio anche per gli spettacoli all’aperto con posti assegnati e nonostante il già previsto distanziamento dei sedili (che per un dogma superiore, al ristorante, dove il gp serve solo al chiuso, invece non c’è).
Adesso, con l’ultimo rush della campagna elettorale nelle aree del paese interessate dal voto amministrativo, gli artisti esasperati fanno esplodere la polemica puntando il dito contro il pienone di gente nei comizi pubblici. L’immancabile Fedez ha attaccato così su Instagram: “La vostra propaganda non può venire prima delle persone. Quando parliamo di concerti e di spettacoli non stiamo parlando di stronzate di poco conto ma parliamo di più di 200mila lavoratori falcidiati da due anni di immobilità quasi totale e politiche assente. C’è un intero settore in ginocchio da due anni, dimenticato da tutti. Le immagini di Giuseppe Conte in Calabria sono uno schiaffo in faccia per intere famiglie che per voi evidentemente sono inesistenti”. Ma a intervenire sul tema è anche uno poco avvezzo alle provocazioni come il cantautore Ermal Meta. In un tweet ha infatti pure lui ironizzato sul bagno di folla per l’ex premier a Cosenza, lanciando una frecciata al presidente del M5s: “Quindi da domani le capienze degli spettacoli in generale tornano alla normalità?” E Bugo aggiunge: “Per un politico non valgono le regole sugli assembramenti?”. Mentre il rapper Salmo, che era finito sotto accusa per un concerto ad Olbia con ammucchiate di spettatori senza mascherina, si sfoga definendo il giro di Conte “flop tour” (una autocitazione del suo nuovo album) e commentando “grazie a tutti, la vostra accoglienza è stata incredibile e ora andatevene affanculo”. Misurato ma sferzante infine Enrico Ruggeri: “Ennesimo sfregio ai ‘cantanti che ci fanno divertire’ ”
Il leader dei Cinquestelle ha replicato dicendosi favorevole al ripristino della capienza al 100% dei teatri. Lo stato dell’opera è ad oggi l’attesa del parere richiesto dal ministro Dario Franceschini al Comitato tecnico scientifico, che si pronuncerà in merito il 30 settembre (valutando anche la situazione delle discoteche). Franceschini caldeggia il ritorno alla normalità nella sicurezza degli accessi con green pass, ma il collega Speranza teme l’effetto della riapertura delle scuole sull’andamento dei contagi: soltanto se il Cts confermerà un quadro epidemiologico stabile si potrà dare il via libera ai teatri pieni.
Al momento la normativa di emergenza prevede che teatri, cinema e impianti sportivi possano rimanere aperti nelle zone bianche e gialle, con capienza al 50% all’aperto e al 35% al chiuso. Diverso invece il tetto massimo di pubblico: nel primo caso fino a 5000 all’aperto e 2500 al chiuso; nel secondo 2500 e 1000. Restrizioni pesantissime per un settore che vive di numeri, tanto da aver costretto molti artisti a rinunciare a date programmate e persino ad annullarne altre dopo l’ondata di defezioni di spettatori seguita all’introduzione del green pass.
Secondo i dati Siae, nel 2020 il settore della musica è giunto al tracollo con perdite tra l’80 e il 90% e il rapporto 2021 in arrivo in queste settimane sembra non sarà molto diverso. Teatro e cinema hanno subito un calo del 70% negli eventi e del 77% nei biglietti staccati.
Con il solito, assurdo paradosso di questo sistema. Gli spettacoli, controllati militarmente, soccombono, ma le serate da pianobar travestite da sfondo per happy hour sono andate avanti senza problemi tutta l’estate con gente che beveva e ballava spintonandosi senza mascherina. Ma è tutto in regola. Anche se somigliavano molto, tecnicamente non erano discoteche né concerti, quindi si può fare.
Il countdown del 30 settembre sarà decisivo. Si chiede la riapertura totale entro il 31 ottobre seguendo gli esempi di Irlanda, Portogallo e Svezia (ma molti altri stati stanno organizzando protocolli condivisi con le categorie produttive) e in caso di esito negativo sono già annunciate proteste. Cosmo, uno degli artisti costretti a cancellare il proprio tour, sui social invita alla rivoluzione occupando piazze e strade con la musica: “Ci siamo rotti il cazzo di essere capri espiatori”.

Isabella Marchiolo