Tra qualche giorno i sogni, legittimi, di tutti i candidati alle elezioni amministrative (e in Calabria a quelle regionali) potranno dirsi realizzati o svaniti.

I capilista hanno inteso avvalersi per il sostegno alla propria candidatura alla carica di sindaco o alla presidenza (sempre per quanto attiene alla Calabria) delle risorse migliori possibili o ritenute tali perché più adatte al conseguimento degli obiettivi, scelte dagli stessi o dai partiti (per ciò che contano ora…) o dai gruppi di riferimento (non solo politici, ovviamente…). Però sappiamo bene che ci saranno i premiati, spesso ben oltre i loro meriti, per i motivi più disparati e non difficilmente intuibili, con il rischio che i candidati nelle liste che denotano, oggettivamente, migliori qualità (morali, intellettuali, ecc.) vadano ad impinguare l’elenco degli “usa e getta” destinati alle discariche post-elettorali, non senza ipocriti messaggi di ringraziamento, magari pronti a essere “riciclati” o riconvertiti in successive occasioni, magari legate a nuovi accordi o a nuove tendenze. Tante gocce d’acqua fanno il mare, poi quando l’acqua c’è la barca parte e tanti marinai restano a terra.

Anche in politica ci sono i “mediani” tanto cari a Ligabue, anche in politica ci sono i “gregari” che tirano la volata per far vincere la corsa ciclistica al campione. I candidati non sono espressione dei cittadini o di un territorio o di un partito politico, quelli che un tempo designava la “base”. Le liste oggi sono prodotti preconfezionati da supermercato del voto, concentrati di accordi bi-tri-quadrilaterali o di inciuci o di scambi o di gestioni di terzi con indice di legalità borderline. E’ anche questo uno dei motivi della disaffezione degli elettori al diritto al voto che come corollario contempla il dovere di votare. Le sentenze vanno rispettate: personaggi chiacchierati (eufemismo) sono stati assolti, ma per anni si è parlato di accordi tra Stato e mafia e non è certo edificante neppure il solo pensiero che possano essersi verificati in una democrazia in cui deve presiedere lo stato di diritto. Appare strano il silenzio (o l’attenuato rumore) della Chiesa rispetto al passato, ma forse rimpiangiamo i tempi in cui la domenica in cui si votava il parroco, durante l’omelia, invitava i fedeli a scegliere “in piena coscienza” ma di dare il proprio consenso a partiti e persone che fossero “democratici” e “cristiani”…

Letterio Licordari