Nicola Sergio, 43 anni, pianista classico e jazz, concertista e compositore. Italiano, dal 2008 si è trasferito a Parigi per vivere di musica ed ha realizzato vari album distribuiti in Europa, Stati Uniti e Corea, alcuni dei quali hanno avuto la partecipazione del sassofonista Michael Rosen. Tra i suoi lavori “Cilea Mon Amour” con l’etichetta Nau Records, che rivisita in chiave jazz le arie del grande musicista.

Vorrei iniziare chiedendole tre parole per raccontare i nostri tempi agli uomini di un futuro molto lontano – spiegando agli ignari successori dell’umanità perché le ha scelte e cosa rappresentano.

Internet: la “rivoluzione copernicana” in ambito di diffusione e democratizzazione delle conoscenze. 51 Pegasi b: il primo esopianeta scoperto nel 1995 e anche il primo grande passo dell’uomo verso la scoperta di nuove forme di vita nell’universo. Socials: la possibilità di connettersi l’uno con l’altro, controbilanciata dal rischio di isolarsi l’uno dall’altro (socials o “dis-socials”?) 

Nell’atavica diatriba dei musicisti se in un brano conti di più la musica o il testo, lei cosa ne pensa? Come compositore è di parte e quindi risponderebbe la musica?

E’ come dire: è più importante la pasta o il sugo? Non saprei dare una risposta a priori, ma solo caso per caso. Quando due (o più arti) si unificano in una sola opera, ciò che conta è l’insieme e non le sue componenti. 

Come ci si accorge di quale sia la propria strada? A lei come è successo?

A me é successo come a Murdoch in Rambo II. Murdoch: “Rambo, sono Murdoch. Felice di saperti vivo…Dove sei? Dacci la tua posizione, così’ veniamo a prenderti”. Rambo: “Murdoch……. sono IO che vengo a prenderti !!!”.

Citando un racconto di Tolstoj le chiedo: qual è secondo lei il momento della vita in cui è più importante iniziare qualcosa o intraprendere un progetto?

Se hai passione per qualcosa, prima inizi e più cresci, grazie all’esperienza. Ma a livello anagrafico non c’è un momento migliore di un altro. Inoltre l’esperienza, se non unita alla passione, non basta a renderci felici. Credo che se nel fare qualcosa provi quotidianamente un senso di benessere, un moto interiore, vuol dire che in realtà hai già iniziato, anche se magari non te ne sei ancora accorto.

Isabella Marchiolo