Cosa hanno in comune Rocco Casalino e Luca Morisi? Tantissimo e niente. Entrambi sono figli della banalità. Che, a sua volta, è figlia del potere. Sono due comunicatori, così si definiscono, che hanno avuto il destino di fare da spin doctor e ghostwriter a due uomini politici contemporanei potentissimi. Il primo era il “visagista” di Giuseppe Conte, profeta del neo grillismo; il secondo, sino a pochissimi giorni fa, rendeva i servigi niente meno che a Matteo Salvini.

Entrambi al quadrato, capi e sottoposti, con un sottofondo di populismo, forse erano convinti che nel Palazzo, da dove s’irradia tutto, tutto è consentito. Si pensava che Casalino, in termini di inventiva e di padronanza del ruolo e della materia, possedendo le phisique du rôle è il caso di dire, fosse insuperabile. Ma l’invenzione de “La Bestia” da parte di Morisi è stata, per le bocche buone, geniale. Con un taglio quasi omeopatico ha indirizzato il capo leghista a citofonare a una casa della periferia di Bologna. Episodio che, sul piano mediatico, è stato un boomerang dal momento che il danno che gli ha procurato gli procurerà, scusate il bisticcio di parole, forse a scoppio ritardato, un danno, per Lui, irreparabile.

Sebbene fosse il titolare della comunicazione social (o come si definiva egli stesso “digital philosopher, social-megafono”) viene il sospetto che il Papete sia un’invenzione sua. Certamente le stesse sembrano omologhe alle performance giornaliere del capo. Ovvero dieci minuti di comizio sul tema del giorno e due ore di selfie al popolo bue.

Il giornale amico “Libero” ha riportato una dichiarazione, fatta su twitter, di Guido Crosetto, il saggio della Meloni con cui ha fondato di Fratelli d’Italia, il quale, a differenza di Ignazio Larussa che ha minimizzato l’accaduto, cinguetta: «La DROGA di Morisi è per caso quella per la cui liberalizzazione si sono raccolte 500k firme in pochi giorni?».

Nel gennaio del 2020 a Bologna si consumò la celebre (o famigerata?) invenzione del citofono a danni di una famiglia tunisina. Fu un blitz elettorale casa per casa di Matteo Salvini. Il leader della Lega, imbeccato da una residente, suona infatti al citofono di alcune famiglie nella zona del Pilastro, nell’area di via Grazia Deledda, una delle periferie che fa discutere non da oggi per episodi di degrado. Circondato dai suoi collaboratori ma anche da diversi uomini delle forze dell’ordine, polizia e carabinieri, arrivati puntuali sul posto.

Adesso Massimo Gramellini può concludere il suo caffè quotidiano con questa chiusa: «Chissà se la vita è davvero una ruota (a volte sembra quella del criceto), ma la Bestia leghista sta sperimentando in queste ore come può cambiare in fretta la prospettiva. Davanti a Morisi che ammette la sua fragilità, e a Salvini che gli tende la mano in nome dell’amicizia, non resta che dire: benvenuti tra noi imperfetti. Vi risparmiamo i bacioni». Nel frattempo Casalino è uscito dal radar della notorietà.

Bruno Gemelli