“Il maestro di fondo è stato certamente mio padre Sergio che ha lavorato a L’Unità, a Paese Sera e al Mattino, e che ora non c’è più”. Ha lavorato all’Alto Adige, al Corriere del Mezzogiorno, al Riformista di cui è stato vicedirettore per tre anni. A fine 2010, ha contribuito a fondare Linkiesta di cui è stato condirettore fino al 2013. Ha fondato il Napolista, uno degli online più seguiti. Stiamo parlando di Massimiliano Gallo che ha accettato di rispondere a “4Domande A….”

Hai fatto tanta gavetta, lavorato con direttori importanti e fondato giornali. Ma giornalisti si nasce o lo si diventa?

Giornalisti si nasce, nel senso che bisogna avere passione. Solo la passione può spingerti a superare i muri altissimi che ti separano dall’accesso alla professione. Poi, però, sulla base della passione c’è tanto lavoro da fare per migliorarsi. Soprattutto oggi al giornalista sono richieste qualità e specializzazioni che un tempo non erano così fondamentali come la padronanza di lingue straniere e di nuovi strumenti tecnologici. Al fondo, però, devono esserci la passione e l’irrefrenabile attrazione per le notizie. Altrimenti è tempo perso.

Chi è stato il tuo maestro, se ne hai avuto uno?

Il maestro di fondo è stato certamente mio padre Sergio che ha lavorato a L’Unità, a Paese Sera e al Mattino, e che ora non c’è più. Poi, tra i tanti signori giornalisti con cui ho avuto la fortuna di lavorare, direi che al gradino più alto del podio c’è Ennio Simeone che nei primi anni Novanta all’Alto Adige mi ha consentito di fare un corso accelerato di pratica giornalistica. Ha fatto sì che imparassi tanto, quella base che oggi a torto si ritiene non indispensabile. E mi ha dato l’opportunità di vivere un giornale. È una base che ancora oggi mi è utile e che nessuna scuola di giornalismo potrà mai offrirti.

Il Napolista è uno degli online più seguiti. Come è nato, ossia quale è stato lo spunto?

Il Napolista è nato per gioco. Eravamo al Riformista Fabrizio d’Esposito e io, entrambi tifosi del Napoli e al ritorno da una trasferta a Siena, ci venne l’idea di fondare il Napolista applicando al Napoli quel che facevamo in politica con la sinistra. Il Napolista è un modo per parlare di Napoli attraverso il calcio.

Benitez, Sarri, Ancelotti, chi butteresti giù dalla torre?

Certamente Sarri. Il Napolista è un giornale politico, con un’idea di Napoli lontana dal populismo e dai luoghi comuni. La retorica che ha avvolto Sarri a Napoli, e di cui Sarri si è servito, è quanto di più distante dalle idee del Napolista e – a mio avviso – quanto di più dannoso per Napoli.

Astolfo Perrongelli