Per il deputato Matteo Orfini questa potrebbe essere l’ultima sua legislatura. È, forse, consapevole che non avrebbe i voti per essere rieletto. Da qui l’assillo di restare, fra qualche tempo, disoccupato.


Si capisce, allora, perché egli voglia votare, nel Parlamento riunito, un Mattarella bis, benché l’interessato abbia detto – e c’è da credere fino a prova contraria – di ritirarsi a vita privata.
Orfini è il politico delle missioni impossibili. Nell’era Renzi riuscì a coprirgli il fianco sinistro con la presidenza del Pd. Eppure era, ed è, un giovane di belle speranze. Guidò e forse ancora guida la corrente dei cosiddetti “Giovani turchi”, mutuando la Rivoluzione dei Giovani Turchi (luglio 1908) dell’Impero ottomano che ebbe luogo quando il movimento dei “Giovani Turchi” costrinse il sultano Abdulhamid II (cui subentrò Mehmet V) a ripristinare la costituzione ottomana del 1876 e a inaugurare una politica multipartitica all’interno del’Impero.
L’espressione fu anche usata da Francesco Cossiga che inaugurò una corrente della Dc. Da Cossiga a Orfini è un attimo. Nel 2013 l’ex diesse prese la bandiera che tutt’ora sventola.

Bruno Gemelli