Circa ottanta milioni di dollari di perdita di fatturato e una perdita in borsa del 5%. Ma il black out dei social fa più danni economici che esistenziali? O viceversa? Il grande business del “genio” Mark Zuckerberg, che attraverso Facebook, Instagram e WhatsApp ha monopolizzato il pianeta, è un “mostro” dell’economia e della finanza mondiale indirizzato all’advertising che ha cambiato le abitudini di molte persone. Ne consegue che il crash del 4 ottobre non è risultato essere indolore.

Le sei ore di blocco, se hanno fatto scendere le quotazioni a Wall Street, hanno fatto salire i valori della pressione arteriosa a tutti coloro che soffrono della sindrome di dipendenza dai social. Per sei ore qualche bellona non ha potuto far vedere le proprie prominenze, i tanti narcisi hanno perso lo specchio globale, i rapporti clandestini sono stati oscurati, le fake news non sono state diffuse, i tuttologi non hanno potuto esprimere la loro opinione, anzi, la loro verità. E meno male che in Italia era finita la campagna elettorale…con un rovescio di medaglia, però, perché Salvini, Letta, Conte, Draghi e Meloni si sono risparmiati molti post attivi e passivi.

Un festival della schizofrenia, un dolore immenso per chi vive con lo smartphone sotto il cuscino o in mezzo alle mutande. Ma che è durato sei ore. Social come il tabagismo, la droga, la ludopatia, l’alcolismo? Peggio! Bambini, teenagers, adulti, anziani, bianchi, neri, tzigani, musulmani, sudditi della Regina Elisabetta, russi putiniani, berlusconiani e altri comici, politici e novelli tom-ponzi e marchesi del grillo…tutti in crisi.

Abbiamo perso il ben dell’intelletto sin da quando siamo stati risucchiati dalla convinzione che internet risolve ogni problema, compresi quelli di solitudini patologiche e deviazioni varie. Le sei ore di lezione non sono servite a nulla per la gran parte del popolo dei social, che non ha avuto il tempo di riflettere, neppure durante quella pausa forzata, sul fatto che siamo esseri umani e che i valori del vivere nella società sono ben altri. Poi, ripristinati i collegamenti, per tutti è tornato il sereno.

Letterio Licordari