Il turno delle elezioni amministrative conferma  che la stagione politica che stiamo vivendo è quella della instabilitĂ  degli orientamenti di voto.  I sondaggi per mesi ci hanno indicato un certo orientamento, le elezioni amministrative hanno in qualche modo ribaltato certe indicazioni.

Sul piano nazionale l’alleanza Pd-M5S, anzi per essere piĂą precisi, l’asse Letta-Conte ha ripreso vigore, ma a giudicare dai dati, dopo il passaggio elettorale a dettare l’agenda dovrebbe essere il PD. Sicuramente l’appuntamento elettorale ha cambiato lo scenario politico e, tuttavia, non bisogna dimenticare che è stato pur sempre un turno amministrativo, e che spesso, non ipoteca il futuro. Al di lĂ  dei risultati quello che emerge con certezza, è il crollo della partecipazione al voto. Un problema  che dovrebbe essere attentamente monitorato e indagato dalla politica. Il rischio del collasso della democrazia partecipativa, in uno scenario nazionale e mondiale a tinte fosche, potrebbe mettere in discussione il concetto stesso di libertĂ . Premesso ciò, torniamo all’analisi  politica.

In Calabria la vittoria di Roberto Occhiuto è apparsa scontata fin da subito. La frammentazione del quadro politico a sinistra ha consegnato la vittoria al centrodestra su di un piatto d’argento. Al di la dell’aspetto elettorale scontato, e al netto delle differenziazioni politiche, la vittoria del capogruppo azzurro alla Camera, in Calabria, rappresenta il trionfo della politica a dispetto dei modelli di civismo e dei rappresentanti della societĂ  civile che da anni hanno cercato di imporsi sulla scena, attraverso un serrato dibattitto politico a destra come a sinistra.  Il PD, per esempio, in 20 mesi, per ben due volte, ha cercato di imporre questi modelli, dapprima con l’imprenditore Callipo e poi con la scienziata Bruni, raccogliendo una doppia sberla elettorale. Ciò rivela una certa subalternitĂ  culturale di quel partito verso il falso concetto della supremazia della societĂ  civile rispetto ai professionisti della politica. Paradossale, per il partito erede della tradizione dei funzionari politici.

Nel corso dell’ultimo trentennio, a partire da tangentopoli, il virus dell’antipolitica è cresciuto anche all’interno dei partiti, fino a decretarne la morte. Politici a tutto tondo come Walter Veltroni e Matteo Renzi, hanno ceduto alla tentazione, pur di affermare la proprio leadership, di cavalcare temi antipolitici. L’esigenza del partito liquido veltroniano e la rottamazione renziana, rappresentano due esempi emblematici di questa deriva. Alla fine, i politici, a furia di giocare con temi anti politici, sono stati travolti dal decennio dal grillismo, malattia infantile del giustizialismo che ha fatto irrompere sulla scena alcuni fanatici dell’antipolitica e teorici del talibanismo giudiziario nella lotta politica.

Occhiuto vince anche sul piano interno. Il dato elettorale ha sostanzialmente smantellato i vecchi santuari elettorali del capoluogo. Si infrange, invece, sul dato elettorale, anche il sogno di Matteo Salvini di un centrodestra calabrese a trazione leghista. Il carroccio perde 30 mila voti e quattro punti. Occhiuto, dunque, ha l’occasione per dare una svolta al governo della regione, libero dai vecchi condizionamenti.

A livello nazionale, si arresta l’onda lunga del sovranismo e del populismo in salsa Meloni/Salvini. I candidati scelti dai due leader che si contendono la leadership del centrodestra,  hanno perso o al massimo arrancano nel secondo turno. Ciò pone soprattutto Matteo Salvini di fronte ad un bivio vitale dal punto di vista della prospettiva politica. Scegliere se rincorrere la Meloni su temi estremisti e populisti, come il green pass, i vaccini e sulle scelte del governo Draghi, oppure, tentare di costruire un polo liberaldemocratico nel contesto di una destra liberale ed europeista. La scelta dovrĂ  farla in fretta. Le dinamiche politiche sono in evoluzione. Lo sfondo della elezione del nuovo presidente della Repubblica potrebbe essere un banco di prova decisivo. Le elezioni, infatti, consegnano nuovi protagonisti allo scenario nazionale, uno di questi è Carlo Calenda, il quale, dell’asse Letta-Conte non vuol sentir parlare. Il leader della lega rischia di essere scalzato dallo stesso vecchio Silvio Berlusconi, che in queste ore, ha sentito Draghi confermandogli lealtĂ  e sostegno anche sulla riforma del fisco. Ma un altro personaggio si muove, Matteo Renzi, il quale sul piano tattico potrebbe rivelarsi  ancora una volta l’outsider. SarĂ  un caso che, come ha rivelato Dagospia,  Renzi in queste ore avrebbe dovuto incontrare Berlusconi? In politica niente è mai frutto del caso. I due ex premier sembra che si fossero dati appuntamento per vedersi a Roma questa settimana, ma forse le indiscrezioni del loro incontro li hanno indotti a rinviare tutto a data da destinarsi per un incontro segreto. Il Cavaliere e Matteo Renzi hanno almeno due motivi per vedersi: il leader di Forza Italia, sogna il Quirinale e sa che, oltre ai voti del centrodestra, avrebbe bisogno anche della pattuglia dei 50 renziani; Renzi invece da settimane ha iniziato le sue manovre per costruire un grande centro che vada da Calenda al partito di Toti e Brugnaro provando a staccare anche parte del Pd dall’abbraccio con i 5 Stelle. E in questa partita l’ala liberal di Forza Italia potrebbe giocare un ruolo decisivo. Questo scenario potrebbe nuovamente cambiare le carte in tavola sia sul fronte del centrosinistra che sul fronte del centro destra. Matteo Salvini ma anche Enrico Letta, farebbero bene a non dormire sonni tranquilli.

Pasquale Motta