Se Salvini fosse stato coevo di Dante Alighieri, molti avrebbero sospettato che il sommo poeta si fosse ispirato al capo della Lega e alle sue prodezze quando ideò la legge del contrappasso della Divina Commedia. Gli scandali legati alla cosiddetta fragilità di Morisi ne hanno messo in luce le contraddizioni. Si può dire anzi che abbiano dato un serio colpo di accelerazione a un declino avuto inizio col Papeete. “Non sputare in cielo che lo sputo in faccia ti torna” dice un vecchio adagio molto diffuso in Italia meridionale. È quello che ho pensato quando è stata data notizia dei fatti di droga e di festini che hanno visto protagonista il padre indiscusso della Bestia.

La Lega, si sa, si è da sempre schierata contro i deboli, facendo la voce grossa con gli ultimi, irridendoli e perseguitandoli. Ha sempre fondato i suoi consensi sulla presunta superiorità di gruppi, di categorie e di determinate aree sociali e geografiche che si riconoscevano nei suoi programmi.

Ha impunemente ostentato il rifiuto nei confronti di ogni forma di solidarietà e di accoglienza vissute come attitudini pericolose ed eversive. 

Ha creato – cosi come aveva teorizzato Eco nel suo “Fascismo eterno”- nemici contro cui sollevare l’ira e il risentimento dei ceti più disagiati. Un tempo il nemico da abbattere era il meridionale parassita, garantito da una logica statalista e assistenziale da cui prendere le distanze. La svolta unitaria di Salvini ha scoperto nuove minacce e gli ultimi, ormai penultimi, diventavano compagni con cui allearsi per difendere i patri confini. Ma le asce di guerra non venivano dissotterrate e malgrado fossero cambiate le soggettività da combattere, le modalità pugnaci e aggressive restavano immutate. C’era da compiere un miracolo. E il miracolo lo ha compiuto Salvini, portando la Lega dal 4% al 34%, grazie alla costruzione di una macchina del fango tanto efficiente quanto precisa e innovativa. Un vero e proprio cambio di passo nel modo di far politica. Un modo che ha inquinato un territorio di confronto che dovrebbe invece mantenersi leale ed eticamente corretto.

La Bestia, la strategia squadrista guidata da Luca Morisi, ha formalizzato, esasperandoli e lanciandoli nel web, i principi sui quali si fonda la guerra leghista. Ha intercettato dolori e malesseri del popolo della rete, creando dei mostri da annientare.

In nome di una legalità solo virtuale e di un sedicente amor di patria, ha lanciato i suoi anatemi contro gli immigrati brutti e cattivi, accusati di essere responsabili di micro e macro criminalità. Ha chiuso però un occhio, e spesso due, senza alcun imbarazzo, davanti a una criminalità più strisciante e radicata, perpetrata anche da esponenti di spicco della lega. E ha sdoganato atti di violenza efferata. Uno per tutti, quello di Luca Traini, lo stragista “bianco” che a Macerata ha sparato a un gruppo di immigrati.

Ha fomentato sulla tastiera, in nome delle sue campagne demagogiche a favore della famiglia, un odio viscerale contro gay e lesbiche e contro tutto ciò che è ritenuto anormale e contronatura. Niente a che vedere con gli escort di Morisi, per carità!

Per i diritti delle donne, ha accusato i propri avversari di essere politicamente scorretti, ha giudicato e condannato nel tribunale del web presunti violentatori di colore, mentre dileggiava con accanimento donne con la schiena dritta – mi vengono in mente, giusto per fare dei nomi, Laura Boldrini, Michela Murgia, Emma Marrone –  accusandole di peloso e ipocrita buonismo  di sinistra e dandole in pasto agli odiatori seriali che le infangavano con offese irripetibili.

Ha “scovato” a suon di citofonate fior di spacciatori perché la droga è morte ed è di sinistra. Stefano Cucchi era un drogato che non merita nessuna pietà. L’autore della Bestia ha invece fragilità da capire.

Per gli antichi greci la nemesi era la personificazione della giustizia, in quanto garante di misura e di equilibrio. Per noi moderni ha assunto il significato di fatale punizione dell’arroganza e dell’egocentrismo. È la vendetta, insomma. I fatti che hanno visto protagonista Luca Morisi sanno di nemesi. Non sono interessata alle vicende giudiziarie. So solo che i principi che hanno ispirato la sua creatura e che hanno fatto la fortuna di un partito e del suo leader, influenzando un’intera nazione, sono eticamente ingiusti e si muovono su un territorio di immoralità.  Si è trattato di un modo di far politica che per ottenere il ragguardevole consenso elettorale che sappiamo, ha aumentato la quota di sofferenza di molti, seminando odio a tonnellate. Si sa, chi semina odio, non può raccogliere pace ma, come minimo, una tempesta di indignazione e di disprezzo e, speriamo, una presa di coscienza da parte di un elettorato esanime e anestetizzato.

Annalisa Martino