Ci sono dei dati statistici che si “leggono” in un Salone del Libro che, nella magnifica Torino, è tornato “in presenza” grazie alle riaperture post-Covid. Si legge che “non si legge”, questo è il punto. O che si legge poco e che ci sono più amanti dei libri al nord anziché al sud (e questa, a dire il vero, non è una novità, è – purtroppo – un dato pressoché consolidato). Sembrava che la pandemia potesse riavvicinare al mondo della lettura e alla ripresa di abitudini meno legate alla tecnologia e al sapere “da Google”, ma le disparità riferite alla società e al territorio sono rimaste, e in molti casi sono aumentate.

Gli italiani che leggono, rientranti nella fascia d’età compresa tra i 15 e i 75 anni sono il 56% della popolazione, contro il 59% dello scorso anno e il 65% del 2019. I dati sono forniti dal «Cepell» (Centro per il Libro e la Lettura) e dall’«Aie» (Associazione Italiana degli Editori) e sono stati esposti al Salone del Libro nel corso del convegno tenuto nella prima giornata dal titolo “Leggere in pandemia – Nuovi percorsi di lettura degli italiani”. Le percentuali che riguardano il sud, rispetto alla media nazionale, sono quasi allarmanti: sempre con riferimento alle citate fasce d’età, si è passati dal 41% del 2019 al 40% nel 2020, ed oggi si registra un ulteriore calo (35%).

Le varie elaborazioni arricchiscono il quadro statistico di più dati analitici, e Marino Sinibaldi, critico letterario e giornalista, presidente del «Cepell» evidenzia che “Il divario si è approfondito, come altre disuguaglianze durante la pandemia. Questo è il campo della sfida e di un necessario cambio di rotta”. Peraltro, proprio dal «Cepell» è partita quest’anno un’importante iniziativa, la nomina degli “Ambasciatori della lettura” sull’intero territorio nazionale, che ha l’obiettivo di promuovere e sostenere la lettura, attraverso un laboratorio continuo di idee ed eventi.

In un Paese nel quale proliferano premi letterari spesso insulsi, gestiti per vanità personali e territoriali, e addirittura non slegati dalla piovra della politica, specie nel sud, proprio dove si legge di meno, rischiamo di contare più scrittori e organizzatori di “premi” che lettori. Ha ragione Sinibaldi, è necessario un cambio di rotta.

Letterio Licordari