Tratti di vita che sono trascorsi con il rispetto dello Stato che mi protegge da chi voleva attentare alla mia vita, stracci di uomini, essi si, senza speranza e senza dignità”. Così scriveva il 17 luglio scorso Michele Albanese, giornalista sotto scorta per le minacce e gli attentati subiti nel corso della carriera di cronista. Un vero cronista, un mastino della notizia che non si è mai fatto intimorire dal marciume della ‘ndrangheta. Onorato di avere per amico Michele Albanese e lo ringrazio di cuore per avere partecipato a “4Domande A….”

Da quasi 8 anni vivi sotto scorta per avere raccontato tante storie di malaffare e di ‘ndrangheta. C’è stato un momento in cui hai pensato: ma chi me l’ha fatta fare?

Certo che me lo sono chiesto, quasi tutti i giorni, e più me lo chiedo e più rispondo a me stesso che lo rifarei sempre. Perchè o fai il giornalista senza nascondere nulla oppure è meglio cambiare mestiere, nel senso che la ricerca della verità e la necessità di informare correttamente i cittadini, hanno bisogno di chiarezza. Costi quel che costi. 

Che peso dai alle parole Libertà e Giustizia?
Senza questi valori non esisterebbe la democrazia.

Cosa cambieresti nel giornalismo d’inchiesta italiano?
Lo accentuerei in qualsiasi testata giornalistica degna di tale nome perchè il giornalismo è il cane da guardia della democrazia e della tutela dei diritti delle persone e soprattutto dell’applicazione della nostra Costituzione.

Infine, è un periodo in cui, tramite tv, radio e social media, molti cercano di imporsi usando linguaggi violenti. Il tuo pensiero sul cosiddetto “tuttologo”….
La violenza del linguaggio la usa chi ha pochi argomenti e sposta l’attenzione su altri aspetti del dialogo o della testimonianza. La verità spesso è in antitesi con gli urlatori. I cosiddetti tuttologi, purtroppo sono in aumento anche per l’esplosione dei social che stanno condizionando la vita di intere generazioni in tutto il mondo. Io, per mia natura, diffido da chi pensa di sapere tutto affidandomi alla vecchia regola sulla saggezza e la stoltezza, ovvero che i saggi parlano solo se gli viene chiesto loro parere, gli stolti invece parlano sempre.

Astolfo Perrongelli