“Potesse. Berlusconi starebbe contemporaneamente al Quirinale e Palazzo Chigi. PerchĂ© Berlusconi resta sempre Berlusconi. Dovendo scegliere, vorrebbe salire al Colle e tenere Draghi al governo. Ma non fino al 2023: fosse per lui, l’attuale presidente del Consiglio dovrebbe guidare l’Italia anche nella prossima legislatura. Almeno così, siccome – al contrario degli alleati – annusa il vento che spira nel Paese e dispiega le vele per sfruttarlo a proprio vantaggio».

Così Francesco Verderami ha spiegato il borsino dell’ex Cavaliere. Il quale, i problemi li ha al suo interno. Gli esempi non mancano. Mariastella Gelmini, Mara Carfagna e Renato Brunetta provano a organizzare la fronda come hanno già fatto Giovanni Toti, Raffaele Fitto e Luigi Brugnaro (o Brugnaro Luigi come si firma cameratescamente il sindaco di Venezia). Brunetta ha lanciato un endorsment per Draghi al Quirinale, provocando un travaso di bile a Sua Emittenza. Chi conosce bene Berlusconi, Giuliano Urbani, che gli ha fornito l’a-b-c della politica, ha detto a Federica Fantozzi dell’Huffpost, «Finché Berlusconi ne resta il capo Forza Italia non si emanciperà mai perché è tuttora un partito personale, e parlare di scissioni oggi è velleitario. Tutto quello che leggo sui giornali riguarda il dopo Berlusconi».

Ma, incalza la Fantozzi, “ce la farà il Cavaliere a salire sul Colle?”. «Che ci provi è legittimo, e in questo vuoto assoluto di leader, anche sensato. Poi, secondo me non ci riuscirà perché non vedo tutti, nel centro e nel centrodestra, mettere il suo nome nell’urna. Pensano che abbia fatto il suo tempo, invece ne hanno bisogno come il pane. La federazione era una buona idea però è sparita. Serve un federatore del centrodestra: il migliore sarebbe Draghi, ma non lo farà mai perché vuole restare super partes. A Meloni e Salvini non resta che Silvio, e sarebbe un’ottima mossa di marketing elettorale». Ma osserva sempre il notista del Corriere della sera, Berlusconi avrebbe chiesto alla Meloni, durante il vertice del centrodestra dell’altro giorno. «dovresti entrarci anche tu (al governo n.d.r.)». Nel frattempo, Carlo Calenda e Matteo Renzi avranno la pazienza di aspettare l’alba liberale?

Bruno Gemelli