Emma, Mika, Manuel Agnelli e Hell Raton, hanno fatto le loro scelte. Da poche ore è partita la fase più emozionante di X Factor 2021. Tuttavia, non è mancata qualche polemica: più che sulle scelte artistiche si sta dibattendo sulla limitata presenza di artiste donne.
Parliamo di scelte artistiche: considerare gli artisti come persone, non uomini e donne.

Le donne, da sempre, devono combattere il doppio per affermarsi, pensando a una progettazione futura si creano restrizioni come la possibilità di essere madri o di non riuscire ad affrontare gravosi impegni per supposta fragilità.
Partendo dall’osservazione che anche Spotify, ha evidenziato il quesito iniziale, notando, in un’indagine di mercato, che solo un’artista su cinque nelle classifiche sia donna, un dato in netto contrasto con il ruolo importante e la grande influenza del gentil sesso nello showbiz. Così nasce Equal Music Program: ogni mese la cover della playlist EQUAL locale che sarà dedicata a un’artista donna diversa.

Nel libro “Il maschilismo orecchiabile. Mezzo secolo di sessismo nella musica leggera italiana”scritto da Riccardo Burgazzi si può trovare un ampio panorama di esempi.
Da ricordare il famoso ritornello: “Dove sei stata, cos’hai fatto mai?
Una donna! Donna, dimmi:
cosa vuol dire “sono una donna” ormai?”

Spesso si è canticchiato uno dei pezzi più noti della canzone italiana senza riflettere sul contenuto. La canzone non è solo melodia ma il testo contiene un significato, un’analisi sociologica sulla realtà in cui si vive. Una questione più volte sollevata.
L’argomento è stato proposto, in esclusiva per il Casinistanews, a due esperti che conoscono bene ambiente, condizioni lavorative dei casting: Luigi Pignalosa e Matteo Tateo.
Matteo Tateo, produttore discografico, compositore/ autore/editore e talent scout di numerosi programmi televisivi, ha dichiarato: «Riguardo la polemica, sulle quote rosa in meno che ci sono quest’anno nella trasmissione XFactor, quindi di un numero minore di talenti al femminile, non sono d’accordo. Credo che, sia gli editori, i produttori, gli autori come i giudici abbiano dato più importanza, come in ogni forma artistica, al talento. Ovvio pensare che l’unica cosa che potrebbe essere accaduta all’interno del programma sia che, eliminando le categorie, più uomini ovviamente si siano presentati ai casting e ci si ritrovi con dodici concorrenti di cui due donne. Non  vedo questa cosa come una discriminazione al femminile, anzi il talento è a prescindere dal sesso, andare oltre».

Sulla stessa linea Luigi Pignalosa, songwriter, produttore musicale e arrangiatore che vanta collaborazioni con Mina,  Audio2, Ivana Spagna.

«Quando mi trovo in varie giurie guardo principalmente il talento, è quello che fondamentalmente mi arriva di più. Penso che anche X Factor sia un format che guardi più alle doti che al sesso degli artisti. Tuttavia, su quattordici edizioni di X Factor solo cinque donne risulta che emergano: Giusy Ferreri, Chiara Galiazzo, Natalie, Francesca Michielin e nelle ultime edizioni Sofia Tornambene e Casadilego. Con questo non voglio pensare che sia un format sessista».
Riflessione finale: non sarà che tutte queste classificazioni hanno ristretto la visione sul concetto d’identità?
Nicoletta Toselli