“Ogni anno molti giornalisti e operatori dei media vengono uccisi semplicemente per aver coperto le notizie e aver condiviso informazioni con un pubblico più ampio. Ora, in occasione della Giornata internazionale per porre fine all’impunità per i crimini contro i giornalisti, rendiamo omaggio a tutti i giornalisti e operatori dei media che sono stati oggetto di intimidazioni, violenze o detenzioni arbitrarie o persino uccisi nel corso dell’esercizio della loro professione”.

È quanto si legge nella nota congiunta siglata dai Governi di Argentina, Australia, Austria, Belize, Botswana, Bulgaria, Canada, Cile, Costa Rica, Croazia, Cipro, Repubblica Ceca, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Ghana, Grecia, Guyana, Honduras, Islanda, Italia, Giappone , Kosovo, Lettonia, Libano, Lituania, Lussemburgo, Maldive, Montenegro, Paesi Bassi, Nuova Zelanda, Macedonia del Nord, Portogallo, Repubblica di Corea, Serbia, Seychelles, Sierra Leone, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Sudan, Svizzera, Ucraina, Regno Unito, Uruguay e Stati Uniti.
L’informazione libera, si sottolinea nella nota, “è il fondamento della democrazia e dei diritti umani. L’accesso a informazioni affidabili e indipendenti è fondamentale, come esemplificato dalla pandemia di COVID-19. I giornalisti, che svolgono un ruolo indispensabile in questo, sono sotto pressione in tutto il mondo, con i governi che a volte tentano di mettere a tacere quanti scrutano troppo da vicino le loro azioni. I giornalisti sono vittime di minacce, violenze fisiche e verbali, azioni legali, detenzioni arbitrarie e persino sparizioni forzate o omicidi”.
“Le giornaliste sono prese di mira in modo sproporzionato da molestie online, minacce, incitamento all’odio sessista e trolling”, continua la nota. “Molte giornaliste affrontano diverse forme di discriminazione e violenza di genere, anche a causa del loro orientamento sessuale, della razza o della religione, dell’etnia o dell’identità di genere. Questo può portare all’autocensura, in cui le donne scelgono di ritirarsi dalla sfera pubblica. Ciò mina il pluralismo dei media e la democrazia nel suo insieme”.
In media, altro dato drammatico, “in quasi il 90% dei casi di uccisioni di giornalisti gli autori sono rimasti impuniti. Questo clima di impunità perpetua il ciclo di violenza contro i giornalisti e i media”, rilevano gli Stati firmatari: “una minaccia contro un giornalista ha l’effetto inquietante di metterne a tacere molti altri. I membri della Media Freedom Coalition sono preoccupati che l’impunità danneggi le società creando un ambiente maturo per gli abusi dei diritti umani, gli abusi di potere, la corruzione e la criminalità, che alla fine distruggono il tessuto delle democrazie”.
Ricordato il recente Nobel per la pace vinto da Maria Ressa e Dmitry Muratov – a testimonianza “dell’importanza del giornalismo indipendente” – i Paesi firmatari ribadiscono la necessità dei “giornalisti per riportare i fatti, tenerci informati e responsabilizzare chi è al potere. Se la violenza contro i giornalisti trionfa, i media non possono essere liberi e la democrazia non può funzionare”.