Qualsiasi amministrazione che vince le elezioni ha bisogno di un periodo di tempo medio per organizzare le proprie fila. Un tempo di decantazione nervosa per smaltire le tossine accumulate e quadrare i desiderata delle varie richieste. Il periodo interlocutorio può essere breve o lungo a seconda delle turbolenze presenti nei vari schieramenti, minoranze comprese. Questo tempo è chiamato luna di miele, durante la quale, di solito, non vengono mosse obiezioni di rilievo. Per la Regione Calabria è diverso perché il cambio di cavallo del commissariamento della sanità fornisce biada per cento puledri.

Al netto delle considerazioni generali, sul bozzolo della nuova giunta una cosa si può dire. Desta perplessità la nomina a vice presidente della giunta regionale di una persona che risulta cugina di uno dei registi del varo della giunta medesima. Nessuna obiezione sulla persona nominata perché, alla fine della giostra, potrebbe risultare una scelta azzeccata. Tuttavia, il meccanismo che l’ha generato appare provinciale e minimalista. La solita minestra riscaldata.

Dal folclore della giunta precedente si è passati al familismo amorale. Un concetto​ sociologico​ introdotto da​ Edward C. Banfield​ nel suo libro​ The Moral Basis of a Backward Society​ del​ 1958​ (in italiano, “Le basi morali di una società arretrata”), scritto in collaborazione con la moglie​ Laura Fasano.

A tal proposito Antonio Massimo Chiesi scrisse: «Il concetto di familismo amorale, proposto dall’antropologo Banfield (1961) per spiegare la persistente arretratezza del Mezzogiorno, ha suscitato fin dall’inizio critiche serrate sul piano della correttezza empirico-descrittiva (Marselli, 1963) e sull’impianto analitico-teorico (Wickers, 1964; Pizzorno, 1967). Nonostante queste critiche il concetto è stato spesso utilizzato come chiave interpretativa dell’intera società italiana».

Bruno Gemelli