Le recenti dichiarazioni di Massimo D’Alema sulla elezione del tredicesimo Presidente della Repubblica, dimostrano, se proprio ce ne fosse bisogno, che nei momenti cruciali della vita politica del Paese, lui, “baffetto” la sua la dice sempre e la circostanzia pure. E  lo fa con la sagacia che appartiene solo ai politici di razza. Di quelli che in giro non se ne trovano più tanti. Perché è categoria in fase di estinzione. Ora, che piaccia o meno a quanti D’Alema non l’hanno mai amato o “digerito”, sebbene non più “graffiante”, né leader “cazzuto” e “massimo”, come nei tempi che furono, da una posizione parecchio più defilata, ancora oggi dimostra di sapersi inserire in modo lucido nel vivo di una discussione che tanto fluida non sembra.

Un intervento il suo che magari potrebbe far presa nell’area del centrosinistra, ma non solo. Quantomeno potrebbe aiutare a ragionare su scelte di buon senso per superare, come si usa dire, l’impasse del momento.

Intanto, non sembra avere dubbi sul fatto che nell’attuale fase politica e nella delicata situazione che vive il Paese affidato a Mario Draghi, per l’elezione del successore di Sergio Mattarella si debba pensare necessariamente a scelte condivise e non a forzature. Una sottolineatura che nel campo largo del centrosinistra potrebbe fare da apripista a quanti sono disponibili a coalizzarsi per evitare brutte sorprese o danni maggiori.

 D’Alema ha invocato il cosiddetto “cambio di passo”, Ma non solo, ha detto a quelli del centrosinistra che è arrivata l’ora di mettere da parte aspirazioni velleitari.  Perché, se ancora non l’avessero ancora capito, la situazione odierna, l’incertezza del quadro politico e dei rapporti di forza, suggeriscono e spingono a trovare un dialogo tra le maggiori forze politiche. L’idea è quella di individuare, anche eventualmente al di fuori dell’impegno istituzionale, «personalità che abbiano qualità e prestigio per assolvere ai compiti del capo dello Stato».   Vedrebbe bene una donna al Quirinale. «Una scelta importante – dice – se dopo settant’anni di storia repubblicana il Parlamento si mettesse in grado di eleggere una donna al ruolo più alto di garante della democrazia».Vedremo come andrà a finire. Intanto mentre in tanti cercano e cercheranno nei prossimi giorni e mesi di ritagliarsi un ruolo da protagonista nell’elezione per il Quirinale, (lo fa perfino Renzi), perché non dovrebbe dire, anche stavolta la sua, lui, l’inossidabile D’Alema.

Pasquale Roppa