Ultimi fra gli ultimi. I numeri sono tutti contro, ma le classifiche annuali de IlSole24Ore certificano da oltre trent’anni che il Sud è come un bell’uccello che non sa volare. Anche Svimez, Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno, raccoglie e studia da decenni il Sud che non funziona. Come questa volta in cui analizza i dati economici del post pandemia e fa le previsioni per il prossimo anno, che si preannuncia nero per il Mezzogiorno.

 Ma come? Arriveranno 82 milioni di euro tra Campania e Sicilia e ancora ci si piange addosso. Il Pnrr, Piano nazionale di ripresa e resilienza, non potrĂ  essere efficace se gli enti locali non si preparano all’impatto. SarĂ  come se piovesse oro su un villaggio rom (senza discriminare i miei amici nelle bidonville). Il ragionamento che viene spontaneo è questo: se le regioni del Sud negli ultimi quarant’anni non sono riuscite a spendere tutti e bene i fondi strutturali europei, come faranno con questa nuova ondata di benefici dopo la pandemia? La previsione piĂą semplicistica è che non riusciranno a farlo. Ma Svimez ha analizzato i dati con la professionalitĂ  che la contraddistingue. Nel Sud dovrebbero arrivare circa 82 miliardi, ma non vengono ancora specificate le quote territoriali. Non si sa, insomma, se la ripartizione avverrĂ  sulla base delle diseconomie e delle povertĂ  territoriali, oppure su base semplicemente demografica.

   Valanga di euro

 Le cifre. Sul tavolo ci sono 235,6 miliardi. La maggior parte, cioè 205, arriveranno da Bruxelles, di cui oltre il 40% sono formati da “sovvenzioni” o trasferimenti gratuiti (li chiamano “grants”) e non devono essere restituiti alla fonte. Sono il cosiddetto “fondo perduto”. I restanti 30,6 miliardi sono fondi statali, e si tratterĂ  di prestiti a tasso agevolato creati per l’emergenza. Altri 166,5 miliardi saranno “interventi addizionali”, circa il 70% di tutte le risorse aggiuntive previste dal governo italiano.

   Le regioni svantaggiate

 Nel 2020 tutte in default. Quest’anno la ripresa. Per il 2022 proprio nessun entusiasmo. Abruzzo, Campania e Puglia vanno meglio, per le restanti regioni meridionali Svimez prevede la crescita delle distanze con il Centro-Nord che esistevano anche molto prima del Covid. Quale la peggiore? La Calabria, sia come Pil (prodotto interno loro, cioè per capacitĂ  produttiva), per occupazione, export e spesa nelle famiglie.

  Il raffronto con il Centro-Nord continua a essere abissale. Il Pil in Emilia Romagna e Lombardia supererĂ  il 5%, in Calabria e Sicilia si fermerĂ  al 3%. Le esportazioni cresceranno tra il 7 e il 9% in Campania, Abruzzo, Lombardia e Friuli, nel resto del Sud si scenderĂ  di molto. Divario costante anche nell’occupazione e nella spesa familiare.

   Digital divide persistente

  Resta pure una differenza marcata nella propensione al digitale: “Durante questa pandemia c’è stato un aumento esponenziale della diffusione e dell’uso delle tecnologie digitali in tutti i settori dell’economia italiana”, hanno scritto sulla rivista web “Open Calabria” gli studiosi Francesco Aiello, Graziella Bonanno e Francesco Foglia, riprendendo i dati del rapporto Svimez presentato pochi giorni fa a Roma e comunicato al Parlamento. D’altronde in Italia, secondo l’Istat,  nel 2019 il 41,6% della popolazione aveva un “basso livello di competenze digitali”, con l’aggravante di coloro che non hanno alcuna competenza, il 3,4%. Aiello, Bonanno e Foglia sostengono che “colmare il digital divide diventa strategico per accelerare la ripresa economica”, anche in vista dell’arrivo dei fondi Pnrr. Il Sud, ovviamente, è piĂą inguaiato rispetto al Veneto.

   Rifondare le Regioni

 La Svimez non esita a constatare che chiaramente le Regioni del Sud non hanno funzionato finora nella progettazione nella spesa dei fondi dell’Unione europea. Anzi, ci sarebbe da aggiungere, che troppo spesso il Meridione è spiccato per le sue propensioni alle truffe costruendo fabbriche fantasma con investimenti pubblici spariti nei buchi neri della finanza.

  Un’altra certificazione implicita è il fallimento di quegli organismi, finanziati con abbondanti fondi pubblici, che sostengono solo a parole innovazione, sviluppo, nascita e crescita di star up, incubatori d’impresa, creatori di formazione professionale inesistente, e altri venditori di fumo. Centinaia di queste agenzie truffaldine si sono rivelate utili solo per incassare finanziamenti, non fornendo servizi adeguati. I risultati sul territorio sono tutti tangibili.

  Cosa fare allora per prepararsi al Pnrr? Svimez fornisce consigli. Partendo dal Mef, il Ministero economia e finanza, che sostiene: “Le amministrazioni locali sono responsabili della realizzazione di una quota significativa degli investimenti previsti”. Facile a dirsi. Secondo Svimez sono assolutamente necessari “centri di competenza territoriale formati da specialisti (preferibilmente non raccomandati, ndr) nella progettazione e attuazione delle politiche di sviluppo, anche in raccordo con le universitĂ  del territorio, in grado di supportare le amministrazioni locali, in particolare i Comuni”.

  Poi l’associazione governativa sconsiglia di basarsi sulla “spesa storica” degli enti locali. Sarebbe la catastrofe, come far partire una nave ancora legata al molo. Perché? Negli ultimi dieci anni, se non di più, “s’è vista prevalere l’inerzia, alla luce della mole impressionante di dati disponibili (Istat, Eurostat e tanti altri) sull’evidenza storica”, afferma Svimez. Da qui altro consiglio per spendere bene i nuovi investimenti: “E’ tempo di individuare un’immediata procedura di transizione non confliggente, ma anzi incentivante a raggiungere l’obiettivo finale della riduzione delle disuguaglianze nei “diritti di cittadinanza” che anche il Pnrr si prefigge”. Perché alla fine della storia, le tasse vengono pagate allo Stato nello stesso modo, al Sud e al Nord, da cittadini e imprese.

Vinicio Leonetti