Il primo gennaio del 1980 moriva Pietro Nenni, leader socialista indiscusso. Con lui, ma anche con la morte di Riccardo Lombardi (18/9/1984) e, anni dopo, con la morte di Francesco De Martino (18/11/2002), scompare il socialismo italiano, nato a Genova nel 1892.


Da Craxi in poi fu un’altra storia, anch’essa ricca di spunti, di avventure e disavventure. Di speranze e di delusioni. Ma un’altra storia.
Una cosa univa Nenni, Lombardi e De Martino: non furono mai anticomunisti, pur criticando, a volte ferocemente, il modello sovietico. Nenni era sostanzialmente un rivoluzionario con il sale nella zucca, che visse sulla propria pelle le tragedie del Novecento. Sua figlia Vittoria, detta VivĂ , fu deportata nel campo di sterminio nazista
il 23 gennaio 1943 e poi uccisa. Avrebbe potuto salvarsi rivendicando la sua nazionalità italiana, che era stata notata da un ufficiale di polizia, ma rifiutò. Dichiarò di sentirsi francese, come suo marito, anch’egli ucciso dai nazisti, e di voler seguire la sorte delle compagne di prigionia. Lombardi e De Martino venivano dalla scuola “azionista”, ma non si staccarono mai dal filone di sinistra. Tuttavia, come recita la canzone, “certi amori non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano”, oggi si legge che, in occasione di un evento online di “Articolo Uno, il partito di sinistra nato nel 2017 dopo una scissione nel Partito Democratico, l’ex presidente del Consiglio e leader del partito Massimo D’Alema ha auspicato il suo scioglimento e il ritorno dei suoi politici e militanti dentro il
Partito Democratico. Evento accolto malissimo degli ex renziani Guerini e Lotti. E, a Enrico Letta, tocca gettare acqua sul fuoco.

Bruno Gemelli