Sabato scorso, 26 febbraio, all’ora del vespro, ho ricevuto una telefonata da Leopoli, assediata dalle truppe russe. Era la signora Olga che invano cercavo nelle ore precedenti.

Lei ha fatto la badante per 15 anni a Catanzaro, i legami affettivi sono rimasti. Bilaterali. Sorprendentemente, ma non troppo, i collegamenti telefonici con l’Ucraina ancora funzionano. Le frequenze volano nell’aria. Questa è la prima guerra cibernetica dall’avvento dei social, di internet, dei cellulari. Una guerra in diretta documentata dai telefonini. La signora Olga, piangente, mi ha detto che vivono nel terrore cercando riparo nei rifugi antiaerei, avvertiti dal lugubre suono della sirena. Suo figlio è stato richiamato alle armi. È isolata, il marito gravemente malato, chiusa, solo con il conforto dei nipotini, non può andare da nessuna parte. L’unico contatto con il mondo è il telefono, che ancora funziona. In Calabria, in questo momento, secondo un’inchiesta condotta dal Quotidiano del Sud, vivono 5.720 ucraini, pari al 6,2 % di tutta la popolazione straniera, di cui due terzi donne. Da qui il forte legame di questo popolo coraggioso con la Calabria. Da qui, anche, le nostre, piccole, testimonianze.

Bruno Gemelli