Il Pd, inteso come Partito democratico, ha tanti difetti e qualche pregio. Tra quest’ultimi è segnalata, in assoluto, come verosimile, la forza politica meno populista dello schieramento parlamentare italiano. O, forse, del tutto esente da questa malattia.

Una cifra che, tuttavia, agli occhi di molte persone appare un difetto. Insomma, le virtù sembrano colpe. Non si capirebbe, altrimenti, per esempio, il fatto che molta gente insista nel pensare che Matteo Renzi faccia parte ancora  dei dem, o che, addirittura, ne sia ancora il capo.

Il fatto che oggi il partito di Letta sia in testa al gradimento della gente, appaiato in questo con la destra di Giorgia Meloni, dimostra che in Italia c’è ancora uno zoccolo duro che non sale sul carro del vincitore.

Di recente un “capopopolo” caduto in disgrazia, di fronte a un tizio che ha ricevuto un incarico (hanno detto gratuito) dalla moglie che ricopre una carica istituzionale importante, ha detto, sempre riferendosi allo stesso  tizio, che è del Pd.

Insomma, un paradigma del male. Quasi un riflesso condizionato. Come dimostra il caso Bibbiano.

Bruno Gemelli